
Trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo del britannico David Almond, uno dei più grandi successi degli ultimi anni - almeno in patria - nel campo della letteratura per l'infanzia. La dirige Anabel Jankel, che, in circa vent'anni di carriera, ha per il grande schermo al suo attivo nel 1988 il dimenticabilissimo remake del classico thriller "D.O.A." di Rudolph Maté e nel 1993 l'indefinibile "Super Mario Bros.", uno dei capostipiti della censurabile abitudine di trasformare in film i videogames di successo. Con un grazioso eufemismo, di lei si potrebbe dire che non è Tim Burton; in effetti Skellig aspira e s'ispira come poetica alle favole cinematografiche degli ultimi due decenni, copiando nello stile da qualche Harry Potter qua e là, e naturalmente non fa poi troppi danni. Tuttavia, come film per bambini ha il fiato un bel po' corto, e sospettiamo che gli stessi infanti a cui questa pellicola è rivolta dopo venti minuti volgerebbero lo sguardo altrove in cerca di emozioni più forti, magari alla Playstation. Esile e onestamente iper-prevedibile (naturalmente per il pubblico; i bambini, meno avvezzi ai segreti dei meccanismi narrativi fantasy, saranno sicuramente meno recalcitranti), ha tutti gli elementi collocati esattamente nel posto dove ci si aspetta che siano; anche l'entrata in scena del sempre rispettabile Tim Roth, ormai definitivamente convertitosi - almeno al cinema - a una carriera da caratterista bizzarro (e in questa veste da pennuto preoccupantemente simile a Lando Buzzanca), non aggiunge molto appeal a una vicenda alquanto sciapa. Contestualizzando Skellig e riportandolo comunque nella veste che gli è più consona - ovvero il film in dvd da domenica pomeriggio -, è un lavoro onesto e di medio intrattenimento che ha almeno il pregio di non deragliare nel trash e nel cattivo gusto (si sa, i bambini ci guardano).




