
Dall'autobiografia di Sergio Bitar, ministro delle Miniere del governo Allende, l'"Isla 10" del titolo; il film di Miguel Littin è uno dei classici esemplari da festival che talvolta, grazie (o a causa) del tema impegnato, hanno un che di ruffiano o truffaldino. Non è possibile parlarne male perchè l'argomento è inattaccabile, e ci mancherebbe: nessuna persona sana di mente si permetterebbe di obiettare alcunchè sulle strazianti vicende umane dei detenuti di Isla 10, che furono poi quelle di gran parte del popolo cileno, in un pezzo di storia sudamericana che, com'è noto, più di altri riguarda da vicino l'Occidente a causa delle fortissime responsabilità dell'amministrazione Nixon-Kissinger nell'appoggiare il colpo di stato di Pinochet (tristemente famosa la frase dell'allora Segretario di Stato statunitense: "Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo").
Littin s'impone, per precisa scelta artistica, uno stile improntato al più severo realismo, con momenti da vero documentario (l'inizio, l'uso frequente di immagini e suoni di repertorio) e solo poche concessioni al lirismo, che rappresentano anche le parti meno rilevanti e più forzate del film. La forza di Dawson Isla 10 è infatti nei volti, nei silenzi e nelle urla cieche, nelle espressioni sconcertate e nell'incredibile persistere della speranza; e, poichè nei suoi momenti più drammatici a volte la Storia non manca di trasformarsi in farsa, contribuiscono ad alimentare indignazione e rabbia anche i siparietti grotteschi con gli ufficiali dell'isola, tagliente "omaggio" del regista ai suoi criminali connazionali. E' sempre ammirevole vedere come il cinema sudamericano (su tutti l'Argentina, che contemporaneamente visse vicende analoghe e ugualmente tragiche con il regime di Videla; ma non solo) abbia la voglia e il coraggio di continuare a rimestare nel torbido delle proprie terribili ferite nazionali; per mettere a tacere i maligni che riducono questi panegirici a "carne da Festival", va citato anche l'ottimo riscontro di pubblico e critica che Dawson Isla 10 ha ottenuto in patria, laddove evidentemente la maggior parte della popolazione è ancora in possesso di una memoria storica e di una coscienza civile e non cambia precipitosamente canale se qualcuno osa parlargli di storia degli anni '70. L'emozione più grande arriva sui titoli di coda, che recano in sottofondo "Allende Hoy", un pezzo realizzato in occasione del centenario della nascita di Salvador Allende, il cui testo è l'ultimo storico discorso del Presidente, assediato nel palazzo della Moneda l'11 settembre 1973.




