Venerdì, 16 Ottobre 2009 01:10

Triage - Recensione

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Triage

Si apre il festival e il primo film in concorso fa già sperare bene: si tratta di Triage di Danis Tanovic (oscar con No Man's Land), splendidamente interpretato da Colin Farrell, Paz Vega, Christopher Lee e Branko Djuric.

Il film è la storia di Mark, un esperto e ambizioso reporter di guerra che parte con l'amico David per documentare il conflitto del Kurdistan;tutto sul campo di battaglia è vissuto all' estremo e in un ospedale improvvisato in una caverna, il dottor Terzani, come Dio, decide del destino dei feriti con un cartellino di diverso colore: giallo significa che c'è possibilità di guarire, blu che le cure sarebbero troppo lunghe e forse inutili, allora tanto vale uccidere subito il ferito con un colpo alla testa. Quando Mark fa finalmente ritorno a casa, senza l'amico dal quale si era diviso qualche giorno prima, qualcosa in lui sembra essersi incrinato per sempre.
Certo basterebbe la dura e scioccante realtà della guerra a giustificare come un uomo non possa passarvi attraverso restandone indenne, ma il danno psichico di Mark sembra nascondere un drammatico e inconfessabile segreto; sarà il nonno della fidanzata (psicologo che aveva aiutato a "purificare" i criminali di guerra dopo la guerra civile spagnola) l'unico in grado di aiutare Mark a liberarsi dal fardello che si porta detro.

Il film riesce a trattare il tema della guerra, così battuto dal cinema, in maniera nuova, non solo perchè la ritrae dal punto di vista dei reporter invece che dei soldati, ma soprattutto in quanto sceglie di parlare, non delle battaglie e dei morti, ma di coloro che sopravvivono e tornano a casa.
"Solo chi muore vede la fine della guerra" recita una frase di Platone e non potrebbe essere più vero per una duplice ragione: sia perchè, purtroppo, dopo l'ultima ci sarà sempre una prossima guerra, sia perchè essa continua nel cuore di chi le sopravvive, lasciando un segno indelebile.
Non sorpende affatto che il regista e sceneggiatore Tanovic sia egli stesso un sopravvissuto alla guerra di Bosnia, perchè forse solo qualcuno che ne ha avuto esperienza diretta poteva scrivere un film così intenso, autenitco, che emoziona e commuove lo spettatore e certo non lo lascia uscire dalla sala con la stessa leggerezza con cui vi è entrato.

doppioschermo

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