
Jerzy Popieluszko era un bambino, incuriosito e spaventato dalle irruzioni dei soldati del regime in cerca di ribelli nella foresta polacca. Jerzy Popieluszko era un soldato, indolente, negligente ed incurante delle torture subite per la sola colpa di mettere Dio prima di ogni cosa. Jerzy Popieluszko era un prete, lo è sempre stato, la cui vita ha la decisiva svolta quando viene inviato agli operai di un’ acciaieria, in rivolta per la costituzione di un sindacato, richiedenti un prete per celebrare la messa. Così iniziano le sue passioni: quella per la libertà delle persone oppresse dal regime , l’amore per il suo paese, e quella della sua travagliata esperienza con tanto di iter giudiziario ed assassinio finale che riportano, come in più citazioni fatte dal regista, alla passione del Cristo. Padre Jerzy vive e conosce i rivoluzionari, ne diventa guida con le sue omelie, riconosciuto come riferimento spirituale di Solidarnosc ( il primo sindacato indipendente dell’Est europeo) inizia ad essere temuto ed additato come un colpevole dallo stato repressore al punto in cui l’unica via di salvezza sembra essere un viaggio senza ritorno verso Roma. Ma il minimo dubbio di abbandonare il suo paese in lotta non lo ha mai lontanamente sfiorato e tradito da alcuni dei suoi stessi amici diventati spie del regime, il 19 ottobre 1984 viene rapito, ucciso dopo essere stato seviziato il suo corpo venne ritrovato il 30 ottobre nel lago di Wloclawek.
Il film girato da Rafal Wieczynski è la maggiore produzione polacca del 2009 con le sue 7000 persone, tra attori e comparse, con 7 mesi di riprese in 14 città ed un investimento di circa 3 milioni di euro. E’ certamente il primo a trattare in maniera ampia gli avvenimenti che negli anni ‘80 hanno cambiato la storia della Polonia, crociate di sindacati e movimenti culturali per una libertà (non solo d’espressione) sempre soppressa dal regime comunista. Solidarnosc è il primo figlio del lavoro degli operai fuori dalle fabbriche, diventato forza politica vinse le elezioni nel 1989 e nel 1990 Lech Walesa (Nobel per la pace e presente all’anteprima della fiction al festival del cinema di Roma) divenne il primo presidente eletto. Fondamentale fu il supporto (nei primi anni meno esplicito) del Vaticano, proprio per merito dell’opera altisonante e divulgata a macchia d’olio in ambienti occidentali di padre Popieluszko, seguito in maniera costante dal fedele e contemporaneo papa polacco. Un prete che ha saputo mantenere i giovani polacchi alla chiesa proprio nel momento più cruciale per un loro allontanamento sulla scia dei giovani predecessori di ponente, con la sua confessione ed il suo sacrificio, da testimonianza vivente a santificazione.




