Venerdì, 16 Ottobre 2009 02:03

Popieluszko, Freedom is Within Us - Recensione

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Jerzy Popieluszko era un bambino, incuriosito e spaventato dalle irruzioni dei soldati del regime in cerca di ribelli nella foresta polacca. Jerzy Popieluszko era un soldato, indolente, negligente ed incurante delle torture subite per la sola colpa di mettere Dio prima di ogni cosa. Jerzy Popieluszko era un prete, lo è sempre stato, la cui vita ha la decisiva svolta quando viene inviato agli operai di un’ acciaieria, in rivolta per la costituzione di un sindacato, richiedenti un prete per celebrare la messa. Così iniziano le sue passioni: quella per la libertà delle persone oppresse dal regime , l’amore per il suo paese, e quella della sua travagliata esperienza con tanto di iter giudiziario ed assassinio finale che riportano, come in più citazioni fatte dal regista, alla passione del Cristo. Padre Jerzy vive e conosce i rivoluzionari, ne diventa guida con le sue omelie, riconosciuto come riferimento spirituale di Solidarnosc ( il primo sindacato indipendente dell’Est europeo) inizia ad essere temuto ed additato come un colpevole dallo stato repressore al punto in cui l’unica via di salvezza sembra essere un viaggio senza ritorno verso Roma. Ma il minimo dubbio di abbandonare il suo paese in lotta non lo ha mai lontanamente sfiorato e tradito da alcuni dei suoi stessi amici diventati spie del regime, il 19 ottobre 1984 viene rapito, ucciso dopo essere stato seviziato il suo corpo venne ritrovato il 30 ottobre nel lago di Wloclawek.

Il film girato da Rafal Wieczynski è la maggiore produzione polacca del 2009 con le sue 7000 persone, tra attori e comparse, con 7 mesi di riprese in 14 città ed un investimento di circa 3 milioni di euro. E’ certamente il primo a trattare in maniera ampia gli avvenimenti che negli anni ‘80 hanno cambiato la storia della Polonia, crociate di sindacati e movimenti culturali per una libertà (non solo d’espressione) sempre soppressa dal regime comunista. Solidarnosc è il primo figlio del lavoro degli operai fuori dalle fabbriche, diventato forza politica vinse le elezioni nel 1989 e nel 1990 Lech Walesa (Nobel per la pace e presente all’anteprima della fiction al festival del cinema di Roma) divenne il primo presidente eletto. Fondamentale fu il supporto (nei primi anni meno esplicito) del Vaticano, proprio per merito dell’opera altisonante e divulgata a macchia d’olio in ambienti occidentali di padre Popieluszko, seguito in maniera costante dal fedele e contemporaneo papa polacco. Un prete che ha saputo mantenere i giovani polacchi alla chiesa proprio nel momento più cruciale per un loro allontanamento sulla scia dei giovani predecessori di ponente, con la sua confessione ed il suo sacrificio, da testimonianza vivente a santificazione.

Questa del regista è un’opera vasta, fedele ma visivamente insufficiente nel far delineare allo spettatore il quadro totale di un sistema fatto di mosse, contromosse (anche politiche) e sommosse tra rivoluzionari e regime. Importanti le immagini reportistiche su scontri in piazza e cerimonie plateali, ben integrate nel montaggio alternato con la pellicola recitata, ma troppe le informazioni che lo spettatore deve percepire o recepire con quello che viene detto, per via del numero di ellissi che un film di questo tipo richiede. Si procede per episodi, un breve quadro su due momenti ritenuti cardine per la conversione e la crescita del giovane prete per arrivare e soffermarsi sugli anni cruciali della vita e della lotta, dal 1980 al 1984. L’attore interprete di Popieluszko , Adam Woronowicz di provenienza teatrale, non esce mai da quel quadro emotivo di calma rassicurante deducibile dalle testimonianze di chi ha vissuto padre Jerzy e dalle sue stesse parole: “Dobbiamo vincere il male con il bene e mantenere la nostra dignità di uomini”. Eppure il giovane prete è un ribelle, lo si capisce dalle insubordinazioni del periodo militare alla convinzione cieca con cui espone la propria Chiesa in un territorio così minato come quello di una rivoluzione storico-politica. E’ lui il centro del racconto, il perché di ogni episodio è spiegato con la volontà di costruire una completa visione della sua opera, per cui ,nei limiti delle ovvie insufficienze ( tra cui quella di una tracciatura non totale della personalità di Popieluszko) , può considerarsi un operazione riuscita e di buon impatto emotivo.

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