Venerdì, 16 Ottobre 2009 02:15

The One Man Beatles - Recensione

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Emitt Rhodes è un musicista americano, leader e cantante dei Merry-Go-Round negli anni Sessanta, solista con l’etichetta ABC/Dunhill negli anni Settanta.
Cosimo Messeri è un ragazzo romano di 24 anni, ha lavorato con Nanni Moretti e Carlo Mazzacurati prima e come regista di cortometraggi e lungometraggi dopo, continuando sempre a suonare con la band Plastic Macs.
The One Man Beatles è l’omaggio che Cosimo ha voluto dedicare ad Emitt, dopo averlo scoperto quasi per caso, comprando un suo vecchio vinile su una bancarella.

Il film racconta la vita – più musicale che privata – di Emitt Rhodes, scomparso dalle scene nel 1974, curiosamente quando aveva la stessa età di Messeri. Il regista attraversa l’oceano suggestionato dalle sue musiche, così simili a quelle di Paul McCartney, di cui alcuni ritengono che sia l’alter ego segreto. Raggiunge Rhodes a casa sua e riesce finalmente ad incontrarlo, dopo aver scoperto, chiedendo qua e là, che quasi nessuno ha idea di chi sia.

Il film prosegue così, incrociando interviste a personaggi del mondo della musica che hanno conosciuto più o meno direttamente Emitt, con una chiacchierata informale tra Rhodes stesso e Messeri. Le sue musiche, intanto, accarezzano le scene, a volte riempiendole totalmente, tanto da essere tradotte in sovrimpressione.
Chitarristi, amici, produttori, musicisti e discografici raccontano il loro Emitt Rhodes, la sua passione per la musica, le sue influenze britanniche (il peso dei Beatles è assolutamente trasparente), ma si affrettano a precisare che il suo era – ed è – un talento del tutto originale, che ad ascoltarlo bene non ha poi così tanto in comune con Paul Mc Cartney; “le sue canzoni saltano il cervello e vanno dritte al cuore”, “sono come film che aspettano di essere girati”, raccontano storie vere, catturano, emozionano.

Dal canto suo, Rhodes racconta se stesso. Ne emerge una figura malinconica, fragile quanto un bambino, assolutamente simpatica, ma un po’ sfiduciata verso il mondo della musica che lo ha deluso, dimenticandolo solo perché non era riuscito a produrre sei album in tre anni, come da contratto. Cosimo Messeri lo porta – e ci porta – per mano nel suo garage, unico posto in cui Rhodes ha sempre voluto registrare, tra amplificatori vintage e chitarre di ogni tipo. Convince Emitt a suonare di nuovo, regalandoci momenti intensi, a tratti commoventi. La scena in cui Emitt suona la tastiera con le cuffie alle orecchie, permettendoci di ascoltare soltanto il sordo rumore dei tasti, è l’emblema del suo essere oggi: musicista in silenzio.
Ma finalmente Rhodes torna ad avere un pubblico, a non essere più il pubblico di sé stesso e confessa di voler ricominciare a scrivere e suonare.

Consigliato agli amanti della musica, soprattutto di quella rock anni Sessanta e Settanta, il film è molto semplice, senza pretese, ma girato bene. Le interviste sono montate con abilità, aiutate sicuramente da una colonna sonora composta interamente da canzoni vecchie e nuove di Emitt Rhodes. E’ possibile ricostruire il quadro della vita passata, presente e futura del compositore americano e di appassionarsi alle sue melodie.
Soprattutto i musicisti emergenti, di cui è piena l’Italia e ai quali purtroppo sono dedicati spazi molto ristretti, si troveranno a loro agio per tutti i 52 minuti del film, si sentiranno accolti nella sgangherata casa di Emitt e avranno voglia di suonare con lui. Riusciranno loro, forse, a sentire anche la melodia che solo Emitt ascoltava in cuffia in quella scena.

doppioschermo

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