
Viola di mare è la storia, a dir poco sui generis, di due giovani donne che si innamorano nella patriarcale Sicilia di fine 800 e riescono, sfidando ogni difficoltà, a vivere alla luce del sole la loro passione “trasformando” Angela in un ragazzo, sotto gli occhi dei paesani che sanno, ma fingono di credere alla messinscena…
Lo spunto del film è suggestivo e riempie il pubblico di aspettative…peccato che però non sia in grado di soddisfarle perchè la storia a poco a poco perde di credibilità e la trama si frammenta fino al punto di non capire più quale sia il punto focale. È un film sull’amore saffico? È la storia di una ragazza che sfida l’ottusità della Sicilia “ancient regime” per affermare la propria identità? O è semplicemente una pruriginosa storia d’amore che mischia generi, trasgressioni e tradimenti alla ricerca di un facile consenso? Sicuramente la regista punta molto sul vuayerismo, nel tentativo di compensare una sceneggiatura inconsistente con inquadrature generose, ma non ci riesce: la mancanza di una struttura chiara e di dialoghi di spessore continua ad essere evidente.
A salvare parzialmente il film è la bravura di alcuni interpreti, le musiche molto belle che tentano un riuscito effetto stridente con le immagini, il ritmo sempre sostenuto da nuovi colpi di scena (più o meno verosimili), nonché la bellissima scenografia naturale offerta dalla natura siciliana.
Insomma un film che poteva essere molto migliore di ciò che è… un’occasione sprecata!




