
Inutile negarlo: il documentario dell’ecologista Nick Stringer sul viaggio della tartaruga di mare, al pari dei suoi predecessori sulle migrazioni degli uccelli o dei pinguini (per non citare l’antesignano ed illustre Microcosmos), risulta di certo oggettivamente notevole per la bellezza delle sue immagini, ma a livello narrativo può essere avvincente solo per un pubblico molto giovane. La voce fuori campo della Cortellesi, per quanto appropriata e vivace, non basta certo a conferire alla pellicola una dimensione avventurosa coerente come quella di un classico animato: quelli che dovrebbero essere gli ideali compagni di viaggio/spalla della piccola protagonista sono poco più che comparse iniziali, e l’”incredibile viaggio” (che dura ben 25 anni!) si rivela una serie di sequenze visivamente spettacolari ma a lungo andare noiose. Inoltre i moniti ambientalisti - di cui il film è disseminato dato il target -, se in alcuni punti rendono bene la drammaticità dell’impatto negativo che l’uomo ha sul viaggio delle tartarughe in particolare e sull’ambiente marino in generale, altre volte risultano addirittura fastidiosi per la loro gratuita banalizzazione polemica (come il commento sulle gigantesche ombre della civiltà che proietterebbero solo “false illusioni” agli occhi della tartaruga).
In fin dei conti si tratta sicuramente un’operazione apprezzabile, costata peraltro cinque anni di lavoro complessivi e che vanta un ottimo lavoro di fotografia e montaggio. Semplicemente, bisogna guardarla con la mente sgombra dal cinismo che si è portati ad avere di fronte a film o documentari con intenti dichiaratamente pedagogici o educativi. Anche perché, della bontà del messaggio finale o della dignità degli intenti di sensibilizzazione che permeano questo ambizioso progetto, non c’è possibilità di dubitare.
In favore di questo film si può però senz’altro riconoscere che l’ambientazione esclusivamente oceanica riesce a restituire delle suggestioni decisamente più profonde di quelle ritrovabili nei precedenti film documentari simili dove il mare, seppure presente, non era stato il protagonista assoluto e non aveva potuto mostrare i suoi segreti - e le sue faune - più abissali e cromaticamente sorprendenti.




