
Christian ha un sogno: vincere la medaglia d'oro alle Olimpiadi e diventare un grande pugile, anche migliore di suo padre, Luis Felipe Martinez, campione del mondo e olimpico. Santos canta e tira pugni: a sei anni ha perso sua madre e scarica sul ring la sua rabbia. Junior prova compassione per i suoi avversari e sarebbe diventato un grande ballerino se un giorno non avesse lasciato la danza per l'Havana Boxing Academy. Christian, Santos e Junior hanno nove anni e, assieme a migliaia di ragazzini cubani, si allenano ogni giorno per realizzare il loro sogno: entrare nella Nazionale di boxe di Cuba. L'occhio attento e curioso di Andrew Lang esplora un luogo inaccessibile dove crescono i migliori pugili del mondo. Ciascuno dei piccoli protagonisti vuole entrare tra i primi 20 del Paese e realizzare il suo sogno olimpico. Formazione atletica, sacrifici e tanta malinconia negli occhi dei pugili in erba, cresciuti tanto in fretta e indifesi, non quando indossano i guantoni, ma fuori dal ring.
In concorso nella sezione “L’ Altro Cinema-Extra”, il documentario di Lang rappresenta una proposta coraggiosa e fuori dal comune. Il racconto della vita dei tre piccoli protagonisti commuove e sorprende. Sullo sfondo una nazione che vede nel pugilato professionistico uno dei suoi punti di forza, non soltanto a livello sportivo, ma nell'ambito dell'intera strategia politica. I pugili cubani sono sempre stati i più forti, e dovranno continuare ad esserlo. Questo è l'obiettivo, il pesante fardello che portano sulle spalle i piccoli protagonisti. Lang racconta, attraverso questo documentario, una realtà dove la boxe è spesso l’unico modo per uscire dalla povertà. Lacrime, allenamenti giorno e notte, botte, rabbia e ancora lacrime. Il patriottismo, il sacrificio fisico, i valori visti attraverso gli occhi di tre bambini che vogliono diventare presto adulti. Tra commozione e qualche sorriso. Lang utilizza a 360 gradi la tecnica del documentario, con un'ottima fotografia e una bellissima colonna sonora. “Sons of Cuba” ci mostra cosa significa diventare grandi in uno degli ultimi Paesi comunisti al mondo, dove vincere sul ring vuol dire vincere per la Rivoluzione.




