Martedì, 20 Ottobre 2009 12:56

A Boy Called Dad - Recensione

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Tra le nuvole

Robbie ha 14 anni e tutto quello che vuole nella vita è un padre. Invece si ritrova ad avere un figlio. E la sua vita nel New Brighton, nei pressi di Liverpool, cambia. Robbie (Kyle Ward) vive con sua madre Linda e la sorellastra Katie, che ha nove anni. Lei il padre può vederlo, nonostante la fallimentare relazione di Linda anche con quest’ultimo. Robbie, invece, è stato abbandonato da Joe (Ian Hart) quando aveva quattro anni e quello che prova adesso è soltanto invidia, e tanta rabbia. Robbie vorrebbe vederlo, parlargli. Ma anche quando sono assieme Joe è distante, non si cura di lui, ne’ di Linda che lo accusa di non avere tenuto unita la famiglia. Di non averla nemmeno costruita, a dire il vero. L’illusione di aver trovato qualcosa di diverso, quello che gli manca, in Leanne, di due anni più grande, e la nascita di Elliott, costringeranno Robbie a valutare la sua vita da una prospettiva diversa. Anche l’amore per la ragazza è solo un’illusione, come quello sempre desiderato da Joe. Ma a fargli capire che non è tutto perduto ci pensa il piccolo Elliott. Robbie rimane un bambino che ha un bambino ma decide occuparsi di lui, di confrontarsi con qualcosa che all’apparenza sembra troppo più grande.
A Boy Called Dad è un film sul bisogno d’affetto, sul rapporto padre-figlio e su un adolescente costretto a crescere troppo in fretta. La storia di un viaggio interiore per comprendersi, crescere e superare i propri limiti. Soprattutto per capire che c’è sempre, se si cerca, una soluzione, un nuovo inizio. L’opera prima di Brian Percival (premio BAFTA, nel 2005, per l'adattamento moderno dello shakespeariano Molto rumore per nulla), regista con decennale esperienza nella pubblicità, è essenziale e realistica. Colpiscono le scene e l’ambientazione, l’alternanza dei paesaggi grigi contro quelli naturali del viaggio. Bravo Kyle Ward che ha confessato di aver avuto non pochi problemi a sopportare il pianto del neonato sul set. Non c’è da aspettarsi un nuovo Juno, ma si tratta di un fil coraggioso che merita per l’impatto che può avere sull’universo giovanile. Non è un caso che il tema continui ad essere trattato soprattutto in Gran Bretagna dove si registra il più alto tasso di gravidanze tra teenager d'Europa. Una liceale su otto rimane incinta, e altrettanti ragazzi diventano padri. Robbie è uno di loro e, memore dell’esperienza personale, non vuole fare finta di nulla ma agire e cambiare qualcosa. Un messaggio positivo agli adolescenti britannici e non solo. A volte il passato si riesce a mettere alle spalle e non è necessario far ricadere sugli altri le colpe e il disagio personale.
Il film arriverà sugli schermi inglesi nel febbraio 2010 e sarà incluso in un programma educativo per le scuole.

doppioschermo

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