- Scritto da Luca Marchetti
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Broken City - Recensione
Con Mark Wahlberg e Russell Crowe il regista Allen Hughes dirige un thriller con sfumature politiche alquanto deludente, non aiutato da uno script disordinato
Allen Hughes, dopo aver condiviso la carriera da regista con il fratello gemello Albert (sono loro gli sconclusionati From Hell - La vera storia di Jack Lo Squartatore e Codice:Genesi), ha deciso di diventare un “solista” con Broken City, un thriller dai risvolti politici interamente costruito intorno alla figura e il carisma di Mark Wahlberg. Visto i risultati ottenuti da un’operazione simile come l’onesto Contraband dell’islandese Baltasar Kormakur, l’idea di posare una pellicola dalle oneste intenzioni di puro intrattenimento sulle spalle della star americana non era certo azzardata. E, infatti, Walhberg fa il suo lavoro convincendo nei panni dello stropicciato ex poliziotto dal passato sofferto e violento e dimostrando, ancora una volta, di essere l'interprete ideale per questo genere di prodotto.
Quello che non funziona assolutamente, invece, è il resto del film, a partire dalla sceneggiatura inconcludente.Broken City, sotto l’apparenza del thriller muscolare, avrebbe potuto, con tranquillità, reinventarsi in una schietta e spietata analisi sul mondo politico americano, sulla sua corruzione e lotte di potere. Purtroppo lo script dell'esordiente Brian Tucker, mettendo molta carne sul fuoco, si perde dietro personaggi/macchiette, situazioni paradossali e soluzioni narrative poco coerenti che appesantiscono la pellicola, rendendola in più parti addirittura ridicola (tutta la sequenza della “prima cinematografica” ne è un chiaro esempio negativo).
L’incapacità di rendere credibili i propri personaggi, inoltre, non da giustizia ai tanti bravi attori chiamati in causa. Se la già citata buona interpretazione di Wahlberg perde di efficacia per colpa del modo disordinato con cui viene scritto il ruolo (e ci riferiamo alla love story e ai suoi problemi con l'alcolismo) la situazione peggiora quando dobbiamo parlare del resto del cast. Infatti, ottimi attori come Catherine Zeta-Jones, Kyle Chandler, Barry Pepper e Jeffrey Wright si trovano tra le mani personaggi non all’altezza della situazione che li costringono ad aggirarsi per tutta la pellicola come anime in pena, senza riuscire a dare un senso vero ai propri ruoli. Unica eccezione meritevole è Russell Crowe che nei panni del viscido e mellifluo sindaco di New York, un personaggio comunque scritto con approssimazione, si diverte con una recitazione volutamente esagerata e sopra le righe (piacevoli i suoi duetti con Wahlberg). Il film, in definitiva, brucia anche le poche buone carte che ha in mano, regalandosi in più una regia che guarda alla più banale estetica da videoclip hip-hop e non si discosta mai dal compitino fatto con sufficienza.