Re della terra selvaggia - Recensione

Film d'esordio di Benh Zeitlin con una soprendente protagonista: Quvenzhané Wallis, bambina di appena 5 anni che entra di diritto nella storia del cinema come l'attrice più giovane in corsa per un Oscar

La piccola Hushpuppy vive con il padre malato di tumore in un degradato bayou di New Orleans, poverissima ma assolutamente fiduciosa e felice della propria condizione. Un brutto giorno arriva la tempesta.

Il “selvaggio Sud” del titolo originale è la Louisiana devastata nell’agosto 2005 dall’uragano Katrina, uno dei momenti più altamente simbolici della storia americana dall’11 settembre in poi, per le gravissime implicazioni economiche e sociali e anche per aver aiutato a rimettere in scena uno dei fondamenti del mito americano: la ricostruzione, la resurrezione, il rifiuto di ogni resa.

Non è un caso che il film d’esordio del trentenne Benjamin “Benh” Zeitlin sia stato amatissimo in patria ed elogiato da Barack Obama in persona, fino ad arrivare a occupare le principali categorie dei prossimi Oscar: racconta proprio tutto questo – l’ottimismo, la fiducia in sé stessi e nel futuro, la volontà di voler guardare da qualche parte sopra l’arcobaleno – con toni da fiaba e da avventura che scandiscono a poco a poco il più classico dei racconti di formazione. Sono temi universali che ritroviamo da sempre nella letteratura statunitense da Mark Twain in giù, mentre nel cinema il pensiero corre istintivamente al capolavoro La morte corre sul fiume, unico film da regista di Charles Laughton, oltre che a certi frammenti di Malick per l’abilità e l’autorevolezza con cui la cinepresa di Zeitlin sa immortalare il corso della natura.

L’esordio del regista newyorkese ha anche qualche tipico difetto d’inesperienza specialmente nella sceneggiatura, più volte grezza e approssimativa, ma è anche capace di momenti potenti e trascinanti come il bellissimo finale. La pietra preziosa è la strabiliante cinquenne (!) Quvenzhané Wallis, che sbaragliò 4 mila concorrenti ai provini dopo aver impressionato il regista: leggeva benissimo, gridava fortissimo e ruttava a comando. Il titolo italiano è filologicamente sbagliato: nel momento in cui la natura riprende il sopravvento sugli uomini non esiste più alcun Re, semmai una splendida principessa che domina gli elementi con tutta la fantasia di cui solo un bambino è capace.

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