S.B. Io lo conoscevo bene - Recensione

Un documentario decisamente incompiuto quello di Giacomo Durzi e Giovanni Fasanella, dal titolo “S.B. Io lo conoscevo bene”, nei cinema il prossimo 5 febbraio, che racconta l'ascesa dell'imprenditore Silvio Berlusconi. Troppe parole e poca descrizione dei fatti. A mancare è ciò che non viene raccontato, e che non viene detto. Proprio da coloro che “lo conoscevano bene”.

Non basta fare un film su Berlusconi per meritare l'attenzione. Non basta intervistare chi lo conosceva “bene” per fare un documentario. E tantomeno non basta far parlare delle persone per fare un'intervista.

Un documentario decisamente incompiuto quello di Giacomo Durzi e Giovanni Fasanella, dal titolo S.B. Io lo conoscevo bene che racconta la partenza dell'imprenditore, ed ex premier, Silvio Berlusconi. I registi per raccontare questa folgorante ascesa hanno deciso di utilizzare la tecnica dell'intervista; riepilogando attraverso le parole di alcuni degli uomini che hanno vissuto con lui, al suo fianco (per poi alcuni, una volta svezzati, abbandonarlo), un determinato periodo storico. Quello che va dall'inizio degli anni di piombo fino ai giorni nostri. O quasi. Quaranta lunghi anni di Berlusconi imprenditore. Entrepreneur nel settore edilizio, entrepreneur nel settore mediatico, in quello sportivo, in quello politico. Diventando sempre più macchietta di se stesso. Ma catalizzando come mai nessuno nella storia della democrazia italiana (e forse mondiale) l'attenzione e l'odio su di sé. Il documentario si propone di raccontare e di ricostruire, attraverso le esperienze e le storie degli intervistati, il perchè di un'ascesa (politica) così dirompente di un imprenditore che era partito facendo il pianista sulle navi da crociera. A raccontare questi anni sono Giuliano Ferrara, Paolo Guzzanti, Paolo Pillitteri, Vittorio Dotti, Paolo Cirino Pomicino, Tiziana Parenti, Alessandro Meluzzi e persino Gabriella Carlucci,

Ma più delle presenze quelle che più si avvertono sono le assenze. Larini, Dell'Utri,  Previti, Confalonieri, Cartotto, Urbani, Gianni Letta, Doris, Federico Orlando, Andreotti, Stefania e Bobo Craxi e Veronica Lario stessa e molti altri gli assenti. Alcuni di questi, dicono i registi, si sono rifiutati, altri non hanno neanche risposto. Quindi il problema non è il loro nelle voci scelte. Hanno preso il “meglio” che era rimasto. Meglio in quanto a vicinanza con l'ex premier, precisiamo. Ottimi condannati, voltagabbana e banderuole.

Ma più delle assenze si sente la mancanza dei fatti. Troppe parole e poca analisi della Storia (quella con la s maiuscola), per quanto recente. A mancare è ciò che non viene raccontato, e che non viene detto. Proprio da coloro che “lo conoscevano bene”. Non si può solo far parlare le persone, senza far parlare i fatti. Perchè è proprio per questo motivo, per la poca attenzione ai fatti, e la loro mancata analisi critica, che siamo arrivati dove siamo; politicamente e culturalmente.

I registi, non prendono mai una posizione con una voce fuori campo, ma provano a parlare attraverso le parole degli intervistati, montando e incrociando le loro dichiarazioni. Pilotate per altro, come hanno anche detto i registi. Ma come non sarebbe potuto essere diversamente . Impossibile dare altrimenti un senso logico al lavoro.

Il film esce nelle sale (dopo essere stato al Festival del Cinema di Roma) a 20 giorni dalle elezioni. Elezioni che vedono nuovamente Berlusconi protagonista. Gli autori se lo aspettavano? Si e no; il documentario si conclude con la fine e la morte politica di Silvio Berlusconi (senza tra l'altro neanche raccontare il come essa avviene), con la considerazione che con il berlusconismo (oramai categoria dello spirito come dice Pillitteri) dovremo convivere ancora. Ed infatti qui ci ritroviamo di nuovo.

La storia recente, fa di questo documentario un prodotto televisivo, da vedere fra qualche anno; un prodotto “storicizzato” come dicono gli autori, ma che fallisce prendendo la prospettiva di un politico finito e inquadrabile staticamente, quando tuttora, incredibilmente, riesce ad attrarre milioni di voti verso il suo partito.

Inoltre vedere condannati intervistati senza sentire una parola sulla storia giudiziaria di Berlusconi è la vera pecca del documentario. Sarebbe stato utile e importante per cercare di capire, veramente, come un uomo come Berlusconi sia riuscito ad arrivare dove è arrivato ed aver condizionato e storicamente, questo sì, definitivamente modificato la storia della nostra politica, della nostra cultura, delle nostre vite.

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