Looper - Recensione

Looper di Rian Johnson è una pellicola onesta che, oltre ad una trama intelligente nel fondere una solida trama thriller con elementi fantascientifici, ci regala due ottimi Bruce Willis e Joseph Gordon-Levitt.

Nell’ultimo decennio, giovani registi come Duncan Jones (Moon e Source Code) e Neill Blomkamp (District 9) ci hanno dimostrato che per fare dell’ottima fantascienza non serve ricorrere al solito, abusato immaginario di astronavi, viaggi spaziali o lugubri metropoli futuristiche, ma servono solo delle buone idee efficienti. Una caratteristica, questa, che possiamo trovare con tranquillità in Looper di Rian Johnson. Il regista, già autore dell’inedito The Brothers Bloom e di alcuni episodi della serie cult Breaking Bad, piuttosto che puntare tutto sulla spettacolarità della messa in scena decide di realizzare la sua personale opera sci-fi preferendo altre strade. Looper, infatti, abbina elementi del genere (la telecinesi, i viaggi nel tempo) a una trama solidamente thriller (una caccia all’uomo vecchia maniera) e, muovendosi tra più stili, si permette cosi di essere una pellicola fresca e dinamica. All'intelligenza degli spunti iniziali e allo spirito originale dei realizzatori si contrappongono però le decisioni narrative del regista (anche sceneggiatore) che casca nella trappola di voler mettere troppo in mostra il proprio acume nello sviluppo della trama.

Senza voler accennare nulla della storia, sarebbe quasi impossibile e risulterebbe un’operazione futile, il film paga lo scotto principale di avere a che fare con i viaggi del tempo e quindi con l’infinita sequenza d’incastri e digressioni logiche che questi si portano dietro. Johnson a un certo punto sembra quasi pensarla come il personaggio di Bruce Willis “se ci mettiamo qui a parlare di viaggi del tempo staremmo tutto il giorno a disegnare grafici con le cannucce” e arriva a minare la coerenza della vicenda. L’autore, con il complicarsi della trama si ritrova a non trattenere più le redini del suo stesso giocattolo e, forse stufo come il suo personaggio, si arrende. Se umanamente non si può biasimare questa decisione (anche Christopher Nolan, in Inception fa lo stesso, solo con più mestiere) a livello narrativo non si può invece perdonare. Dopo una prima parte attenta a proseguire un certo tipo di disegno logico, vederne una seconda (quella ambientata nella fattoria) molto statica, dove tutti i discorsi “temporali” sono sospesi, può far storcere il naso.  Questo disequilibrio però, dovuto probabilmente alla poca esperienza, non toglie nulla, però, alla bontà complessiva del lavoro che, ripetiamo, si conferma un ottimo e intelligente prodotto di intrattenimento. Inoltre vanno sicuramente lodate le prove di tutti i membri del cast. Se, in ruoli secondari, si confermano attori come Jeff Daniels, Emily Blunt e Paul Dano (giovane grande interprete più volte sottovalutato) a impreziosire di più la pellicola ci sono le performance del duo protagonista Joseph Gordon Levitt-Bruce Willis. Pur interpretando lo stesso personaggio (straniante il lavoro di make-up fatto su Gordon Levitt per assomigliare a Willis) i due attori forniscono due prove interpretative convincenti e diametralmente opposte. Se Willis oltre a fare quella che conosce meglio (sparare i cattivi) regala al suo ruolo una sfumatura malinconica e disperata molto matura, il suo giovane collega, nonostante il già citato trucco invadente, dimostra ancora una volta poliedricità e padronanza del proprio talento.

In definitiva Looper, acclamato euforicamente dalla critica Usa, è un film interessante, capace di farci conoscere un regista che, con un po’ di lavoro, dirà sicuramente la sua nella Hollywood dei prossimi anni.

Ultima modifica ilDomenica, 03 Febbraio 2013 22:33
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