Biancaneve e il cacciatore - Recensione

Ispirato vagamente alla famosissima favola dei fratelli Grimm, questo epico fantasy, nonostante la mancanza di originalità, sarebbe potuto essere un piacevole divertimento. Purtroppo per tutti si rivela presto un noioso blockbuster senza anima.

Partiamo dal presupposto che avere, a distanza di soli sei mesi, ben due pellicole (senza menzionare le serie tv) ispirati alla figura di Biancaneve è senza dubbio preoccupante. Costringendoci a non tirare fuori, per l’ennesima volta, il solito discorso della crisi di idee di Hollywood e della mancanza di coraggio e di originalità delle majors non si può certo guardare con simpatia un’operazione del genere. Perché nel terzo millennio tutti hanno deciso di gettarsi su una favola vecchia di due secoli raccontata già in un milione di modi diversi? Ma davvero ad Hollywood non esistono più persone capaci di creare nuove storie degne di essere supportate e finanziate? Il lettore potrebbe giustamente obiettare che siamo in piena estate, fa un caldo torrido e non è il momento di essere cosi esigenti, visto anche la qualità e la quantità di film che vengono proposti in sala in questo periodo dell’anno. E’ vero, anche perché a differenza del coloratissimo film di Tarsem, questo Biancaneve e il cacciatore aveva più di una caratteristica per, non diciamo essere un capolavoro, ma almeno un piacevole divertissement buono per scacciare i pensieri.

La trovata, certo anche questa non originale, di rivitalizzare la storia, renderla decisamente più dark e fantasy e aggiungere o stravolgere personaggi arcinoti, dava una mano ad arrivare a questo risultato. Purtroppo questa pellicola, pur chiudendo entrambi gli occhi, è un’operazione totalmente sbagliata. Il problema principale non è che il film saccheggi impunemente qualsiasi altro prodotto fantasy uscito negli ultimi anni (si parte dal Signore degli anelli arrivando alla serie Il trono di spade) e che la sceneggiatura sia scritta senza alcuna voglia di stupire o, per lo meno, coinvolgere lo spettatore. Biancaneve e il cacciatore è principalmente un film noiosissimo. E questo, per un blockbuster che pretende di attirare un pubblico vastissimo e creare un nuovo franchise, è il peggiore dei fallimenti.

La pellicola di esordio di Rupert Sanders (che comunque ce la mette tutta per dare un po’di anima a questo lavoro) è dunque un film che per tutta la sua durata (due ore infinite) non ha mai una svolta ma anzi si protrae, con un susseguirsi di situazioni banali, fino ad l’inevitabile finale scontato. Alla riuscita del film non aiuta neanche il cast pieno di nomi altisonanti. Se gli attori coinvolti nelle parte dei nani (grandi interpreti come Bob Hoskins, Eddie Marsan, Ray Winstone e Nick Frost) sono sprecati, la bella Kristen Stewart e il muscoloso Chris Hemsworth dovranno aspettare un’altra occasione per mettere in sfoggio un eventuale talento recitativo. Discorso a parte va fatto per la star Charlize Theron. Il ruolo della strega cattiva è di per sé scritto male, con dei risvolti psicologici al quanto risibili, ma nonostante tutto non riesce ad oscurare la bellezza e la bravura dell’attrice sudafricana. Unica nota lieta della pellicola sono gli efficaci titoli di coda, sui quali echeggia la splendida musica dei Florence and The Machine.

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