Chernobyl diaries - Recensione

Dalla mente del creatore di Paranormal Activity, una pellicola senza guizzi che cerca di sfruttare il filone dell'horror mockumentary pur non rientrando pienamente nel genere

 

Il nome di Oren Peli, noto al grande pubblico per aver scritto e girato l’horror Paranormal activity, è per alcuni indice di garanzia e per molti altri sinonimo di bluff. Dalla sua mente è nato anche il recente telefilm The River, che applica il meccanismo mockumentaristico e lo stile narrativo del vedo-non-vedo alle tempistiche della serialità, dilatando oltremisura le possibilità offerte dal genere. Pertanto anche il fatto che questo Chernobyl diaries sia stato partorito da un’idea del cineasta israeliano, quindi, è un’informazione a doppio taglio.

 

A dirigere il film è Brad Parker, qui al suo esordio nella regia. Dismessi i panni del finto documentario, il discorso peliniano si sviluppa in maniera più classica, optando per un’efficace presa diretta che segue i suoi personaggi senza perderli di vista. La trama è presto riassunta: un gruppo di ragazzi americani decide di completare le proprie vacanze europee con un viaggio di “turismo estremo” nei pressi di Chernobyl, per effettuare una macabra visita in quei posti rimasti abbandonati dopo l’esplosione della centrale nucleare.

 

Come quasi sempre accade nei film di questo filone, per oltre metà pellicola la vicenda si snocciola senza guizzi, introducendo i personaggi ed illustrando i luoghi dove si consumerà il dramma. Poi, sempre giocando su apparizioni fugaci ed eventi astrusi (che piombano sullo schermo, come di consueto, con l’accompagnamento di musiche da cardiopalma), finalmente qualcosa si smuove e comincia a costruirsi un po’ di tensione. Ma bisogna davvero fare molti sforzi per spaventarsi di fronte alla comparsa di animali selvaggi, di ripetuti scenari notturni o dell’ennesima bambina inquietante vestita di stracci e per di più senza volto.

 

Per quanto il concept di base non sia poi così malvagio (del resto gli orrori dell’est avevano già conquistato il consenso del botteghino negli ultimi anni grazie ai ben più efficaci Hostel), Chernobyl diaries cerca di esplorare ulteriormente i confini ormai slabbrati del mockumentary horror – pur non rientrando propriamente nella categoria - senza tuttavia lasciare alcun segno indelebile o tentare di ridefinire le regole del gioco.

 

La sua visione può essere consigliata soprattutto agli amanti di Peli e del suo geniale (o furbo) esordio cinematografico, ma di certo non si può considerare una uscita imperdibile in questa pigra, incipiente estate cinematografica.

 

 

Ultima modifica ilVenerdì, 22 Giugno 2012 01:14
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