Un amore di gioventù - Recensione

Dopo Tout est pardonné e Il padre dei miei figli la regista Mia Hansen-Løve porta sul grande schermo una storia universale che racconta la più semplice delle storie

Un amore di gioventù è un film semplice, che racconta la più semplice delle storie. Camille ha 15 anni ed è perdutamente innamorata di Sullivan, che di anni ne ha 19, gira in bicicletta e la lascia per attraversare il Sud America. Le struggenti lettere d’amore che lui le scrive da ogni paese che visita (e che lei segna doviziosamente con puntine colorate su un’enorme piantina dell’America Latina) cessano ben presto. Ci vorranno quasi otto anni perché lei s’innamori nuovamente (del maturo e attraente architetto di cui è assistente), e quando Sullivan, stavolta da Marsiglia, torna all’improvviso a Parigi sconvolge completamente il ritrovato equilibrio di Camille.

Ciò che colpisce di questo film è proprio la semplicità con cui la trentunenne regista Mia Hansen-Løve racconta quella che lei stessa ha definito «una storia universale», una sorta di «ultimo capitolo di una specie di trilogia che si è formata spontaneamente», iniziata con Tout est pardonné e proseguita con Il padre dei miei figli, entrambi accomunati a quest’ultimo lavoro da tematiche ricorrenti come la separazione, il passare del tempo, la solitudine. Un amore di gioventù ha il pregio di apparire semplicissimo e diretto, senza alcun vezzo autoriale, nonostante la ricercatezza di certe riprese, di alcune ellissi e reiterazioni, e senza alcuna traccia né di cinismo né di sentimentalismo. Ha il pregio di accennare e di non spiegare pedissequamente ogni cosa, di alludere invece di mostrare tutto, rendendo i personaggi (Lola Créton e Sebastian Urzendowsky) assolutamente veri e intensi.

Camille parla pochissimo e piange come solo le donne disperate sanno piangere, in silenzio e con le lacrime lasciate scorrere con indifferenza fino alla base del collo. È incapace di mezze misure e maniacale con i ricordi come solo le adolescenti e le donne innamorate sanno essere. E Sullivan è esattamente il tipo di ragazzo per cui qualunque donna, almeno una volta (una, se è fortunata) nella vita ha perso il senno: affascinante, avventuroso, perennemente spettinato, capace di amare appassionatamente Camille e di sparire da un giorno all’altro adducendo tra l’altro pretesti romanticissimi alla sua fuga. Non li vediamo cambiare per nulla, nel corso del film e degli anni, e tutto questo senza che perdano un briciolo di realismo.

Ultima modifica ilLunedì, 18 Giugno 2012 09:42
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