Il Dittatore - Recensione

All'apparenza meno irriverente di Borat e Brüno, l'ultimo film con Sacha Baron Cohen in realtà diverte molto e regala più di una zampata acida



Esaurito al cinema il trittico di personaggi che aveva animato il suo programma televisivo Da Ali G Show (ovvero l’aspirante gangster Ali G, il giornalista kazako Borat e il critico di moda austriaco Brüno), il comico Sacha Baron Cohen non rinuncia di certo all’impronta irriverente e scandalistica tipica della sua filmografia. Diretto di nuovo da Larry Charles, già cineasta di Borat e Brüno (nonché co-sceneggiatore di Seinfeld, una delle sitcom più geniali di sempre), l’attore britannico stavolta si sceglie una nazionalità nuova di zecca - quella dell’immaginario stato di Wadiya – e si eleva da inviato speciale nientemeno che a monarca assoluto.


Il dittatore che impersona è un leader cialtronesco, ignorante, sessista ed infantile, con deliri di onnipotenza coltivati su una popolazione oppressa e controllata. E’ amico di Osama Bin Laden (quello vero, non il “sosia” ucciso l’hanno scorso), che ospita a casa sua in gran segreto, per quanto mal sopporti i miasmi con cui questi gli impesta il bagno ogni volta che lo utilizza. A fatica trattiene le risate quando, di fronte alle telecamere di tutto il mondo, cerca di rassicurare il popolo affermando che la sua corsa al nucleare ha fini esclusivamente pacifici. Considera il parto di una femmina una sorta di perdita di tempo, ed è pronto a gettare nella spazzatura una bambina appena nata come fosse un mandarino guasto. Non trattiene in alcun modo le sue considerazioni razziste ed antisemite, non ama essere contraddetto (pena la condanna a morte impartita con uno sbrigativo cenno della mano) ed è completamente estraneo a qualsivoglia pratica onanistica perché ha sempre avuto interi harem di cortigiane ad allietarne i piaceri carnali. Un quadro (peraltro incompleto) che, nel suo complesso, potrebbe suonare atroce. Eppure questa improbabile figura dal nome quasi magico (Aladeen) rappresenta forse il personaggio più simpatico di tutto il repertorio di Cohen.


Accantonata la formula del finto documentario, Il dittatore si presenta come un film vero e proprio e conta nel suo cast anche pezzi grossi come Ben Kingsley e John C. Reilly. La storia, in verità molto semplice ed ingenua, diventa un pretesto per fare satira sui massimi sistemi governativi senza in realtà raggiungere mai gli eccessi delle altre pellicole del duo Charles/Cohen. Forse, in fin dei conti, l’operazione può sembrare meno ardita o intelligente dei precedenti progetti mockumentaristici ma riesce a divertire di gusto regalando - tra i prevedibili toni da commedia buonista - più di qualche zampata acida, capace di corrodere il falso mito democratico che la società occidentale ha negli anni consolidato attraverso uno spocchioso e miope relativismo etico e politico.



Ultima modifica ilMercoledì, 30 Maggio 2012 17:59
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