- Scritto da Giulia Valsecchi
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Love & Secrets - Recensione
Ispirato alla cronaca del più noto caso di scomparsa a New York, il film di Andrew Jarecki è la storia di un amore criminale interpretata da Ryan Gosling e Kirsten Dunst. Un giallo ancora senza colpevole ambientato negli anni Ottanta.
La determinazione inconscia a colpire l’incolpevole per vendicare una tragedia subita è l’innesco più probabile e all’apparenza scontato per spiegare l’origine di un omicidio e renderne conto alla società come ammonimento. Il metodo esplorativo dei cosiddetti “suspense thriller” si avvale spesso di una progressione fatta di immagini di quiete artificiale, scorci urbani al buio che suggeriscono già dalle prime scene il preludio a un dramma irreparabile. Love & Secrets è a proposito un esempio diretto di questa strategia consolidata che il regista, Andrew Jarecki, già apprezzato nel 2003 per la freschezza e insieme spietatezza di Una storia americana, sceglie di adottare insistendo sulla convenzione teatrale dell’autenticità. Se infatti la premessa realista è il galleggiamento nella cronaca americana di un cold caseche rimanda alla vicenda di Robert Durst, ultimogenito di una famiglia di imprenditori d’immobili a New York sospettato d’aver ucciso la moglie Katie oltre trent’anni fa, le tappe della storia e del processo si sovrappongono con l’esito di un documentario riscritto.
Lo scorrere del fiume inquinato e il replicarsi delle immagini di flash-back alternate all’intreccio in divenire servono da strumento formale in cui si concentra il mistero con al centro due identità nel vortice di un amore malato. David Marks, soffocato dagli occhi perfettamente fissi e gelidi di Ryan Gosling, è il protagonista di un’ossessione mai trascorsa: ancora piccolo ha assistito inerme al suicidio della madre. Ha l’abitudine di parlare tra sé e presto trova in Katie (un’intensa Kirsten Dunst), inquilina di uno degli appartamenti di proprietà della famiglia, l’occasione più fertile per sfogare la violenza ambigua e l’impenetrabilità del proprio dolore. D’altro canto a Katie, vittima ugualmente inerme, appartengono i tratti della sposa perfetta che accetta di aprire un negozio di prodotti biologici nel Vermont chiamato Love & Secrets e subito dopo trasferirsi a Manhattan. Appoggia incondizionatamente ogni scelta del marito nel tentativo insano di arginare anche il dispotismo del suocero Sanford Marks (il bravissimo Frank Langella), deciso a perpetuare la tradizione immobiliarista di famiglia. Tuttavia, tra misteriosi viaggi in taxi a registrare denari illeciti in quartieri a luci rosse, si intromettono pianti sommessi e rabbie sempre più intrise di oppressione che Katie subisce muta allo specchio, trovandosi persino costretta ad abortire. Un incrocio di sequenze che dalla carriera fallita e follia latente di Marks si sviluppa in smania di indipendenza della moglie fino alla sua sparizione inspiegabile e alla riapertura anni dopo del caso da parte di una senatrice arrembante. Nel frattempo, David si è rifatto una vita nel Texas estremo di Galveston sotto nuove sembianze femminili: il rifiuto dell’identità è per lui premessa di un nuovo alleato, Malvern, ma anche del suo omicidio assolto per legittima difesa o passato indenne da responsabilità come quello dell’amica e complice Deborah freddata dallo stesso Malvern in cambio di una ricompensa mai soddisfatta.
Sono primi piani, battute lente, scatti di sguardi rafforzati da ricostruzioni al millimetro delle ambientazioni a rendere e talvolta calcare con musiche che incombono più di certi dettagli splatter la rovina cui conduce il potere di una famiglia disgregata. Potere che corrompe le indagini della senatrice e le consente di fare carriera zittendo la verità sulle responsabilità di Marks, marito violento e mai fermato dalla debolezza del contorno famigliare di Katie, né tantomeno da un padre incapace di guarire e proteggere il figlio. Se allora il delirio è un radicamento malato nell’accumulo di beni e il baratto delle vite in cambio dei vertici, negli ultimi occhi spersi e annebbiati di Katie scorre il fiume in cui David Marks travestito getta da un ponte sacchi di corpi smembrati. Quel che il caso esemplare di Jarecki ha voluto inseguire per mezzo sia della calcolata imprevedibilità di Gosling, sia della devozione non del tutto ingenua della Dunst è allora forse un principio di verità per cui l’ombra di crimini di conservazione rimanda a una predisposizione comune al delitto scatenato da ferite infette. Al di là, restano la fotografia giustamente affollata e meschina di Times Square accanto alle primavere del Vermont, per restituire altri opposti dove i luoghi si fanno una volta in più carico narrativo dei desideri e delle distruzioni impunite.