- Scritto da Laura Guerrato
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Il pescatore di sogni - Recensione
La favola, contemporanea e per tutte le famiglie, è nello stile semplice a cui ci ha abituati il regista di Hachiko. Tra i punti di forza l'interpretazione e la scelta delle suggestive scenografie.
Uno scienziato lavora per il Ministero della Pesca e dell'Agricoltura britannico, il dottor Alfred Jones, viene coinvolto, suo malgrado, nel folle progetto di uno sceicco patito per la pesca e amico dell’Occidente: introdurre il salmone nello Yemen. In un primo momento contrario, poi coinvolto e infine convinto (tanto da lasciare il suo importante lavoro per portare a termine il progetto), il dottor Jones sarà coadiuvato dall'instancabile e cinica Patricia Maxwell, portavoce dell’ufficio stampa del Primo Ministro inglese che cerca disperatamente una buona notizia sul Medio Oriente, dopo i disastri dell’Afghanistan, e dalla volenterosa rappresentante dello sceicco Harriet Chetwode-Talbot.
Tratto dall’omonimo romanzo di Paul Torday, Il pescatore di sogni, l’ultimo film diretto da Lasse Hallström (Chocolat e Hachiko) e adattato per il cinema da Simon Beaufoy (The Millionaire) è una favola romantica contemporanea e ambientalista, capace di coinvolgere il pubblico generando emozioni genuine e semplici, ma che faticherà ad essere ricordata a distanza di tempo. Anche a causa della schematicità e prevedibilità delle relazioni, in particolare il modo in cui la storia d’amore si sviluppa ma anche la fine inevitabile del matrimonio ormai spento e triste del dottor Jones. E della riflessione, appena accennata in realtà, sull’opposizione tra fede e scienza, che inizialmente contrappone lo scienziato allo sceicco, che avrebbe dovuto essere maggiormente approfondita per toccare l'animo. Sembra mancare uno sguardo che riesca a penetrare a fondo nelle vicende, che vada oltre la superficie e che studi le personalità dei personaggi.
Vanno riconosciuti al film alcuni meriti, quali il tono leggero e un po' scanzonato della narrazione, che, come afferma il regista, porta nelle sale “una storia ricca di humor molto British, di quel genere che non è facile trovare negli Stati Uniti. Si muove tra rapporti e sentimenti veri ed elementi più bizzarri”. Colpiscono, oltre all'ottima recitazione degli attori, in particolare di Kristin Scott Thomas, mattatrice sopra le righe, le meravigliose scenografie naturali, sia scozzesi che yemenite (in realtà marocchine). Una fiaba semplice e per famiglie, nello stile del regista, sigillata da un finale che aiuta a recuperare un po' di fiducia e positività.