Dark Shadows - Recensione

Il film si ispira a una celebre serie horror degli anni '70, di cui lo stesso Depp è grandissimo fan. Una fantastica colonna sonora e un contesto molto vintage rendono la pellicola tanto perfetta a livello superficiale, ma allo stesso tempo incapace di coinvolgere 

La coppia è ormai collaudata e le aspettative, come sempre, non mancano. Per “l'ottava volta” del sodalizio Tim Burton-Johnny Depp il regista punta sull'horror comico-grottesco, su consiglio proprio del suo prediletto. Dark Shadows si ispira a una celebre serie horror degli anni '70, di cui lo stesso Depp, che questa volta è anche produttore della pellicola, è grandissimo fan. “Rispetto alla serie tv che guardavo da bambino, il film ha una differente prospettiva. Quella di trovare la sottile linea che c’è tra la soap opera e la realtà. L’elegante playboy che ritorna alla realtà negli anni ’70, deve fare i conti con un’epoca strana sotto tutti i punti di vista. E lo farà come un vampiro rimasto alla mentalità di 200 anni prima”. Il vampiro che torna avanti nel tempo è Barnabas (Depp appunto) trasformato da ricco e giovane innamorato in creatura che si nutre di sangue dalla bellissima e malefica strega Angelique Brouchard (Eva Green), per non aver corrisposto il suo amore. Nel 1972 Barnabas ritroverà i suoi discendenti, famiglia in decadenza e decisamente sui generis (Helena Bonham Carter, Michelle Pfeiffer, Johnny Lee Miller, Chloe Moretz, Jackie Earle Haley e Bella Heathcote) e proverà a risolvere tutti i guai con risultati non sempre prevedibili. 

Se alle prime battute non appare subito chiaro dove Burton voglia andare a parare, l'insolita trama svela, poi, il suo intreccio capace di mescolare generi ben diversi, dall'horror (decisamente parziale) alla commedia surreale, fino alla soap opera, amalgamandoli perfettamente tra loro. E' questo che rende Dark Shadows tanto insolito. Al pallore di Depp si alternano i colori sgargianti degli anni '70, così anche le situazioni horror sfociano presto in gag a volte demenziali. Depp, ancora una volta, fa il verso a sé stesso, mentre incanta Eva Green, bellissima e cattiva, di sicuro in uno dei suoi ruoli più riusciti. Tra di loro una famiglia piuttosto “disordinata”, stile Beautiful. A fare da cornice una fantastica colonna sonora e un contesto molto vintage che rendono la pellicola tanto perfetta a livello superficiale, ma allo stesso tempo incapace di coinvolgere. Depp è di certo simpatico nel ruolo del vampiro imbranato e innamorato. Convincono altrettanto Michelle Pfeiffer e Chlöe Moretz in un crescendo fino al gran finale in cui si susseguono le citazioni (da Twilight a La morte ti fa bella) immerse in quell'humor sottile e un po’ british.

Manca qualcosa, però, che non permette di entrare in empatia con i personaggi. Non è il Burton che ci ha fatto innamorare dei suoi film e emozionare, ma è chiaramente Burton. Con un'opera di certo imperfetta, ma comunque da non perdere.

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