Chronicle - Recensione

Curioso e riuscito esperimento che fonde mockumentary e supereroi utilizzando uno stile eterogeneo ma convincente



Come molti suoi colleghi si è fatto le ossa con i serial, il figlio d’arte Josh Trank. Il suo nome compare infatti tra gli sceneggiatori e registi della miniserie The Kill Point, incentrata su un gruppo di marines che tiene in ostaggio i clienti di una banca dopo una rapina. Per il suo esordio cinematografico, l’autore ha deciso di cimentarsi con due fenomeni che hanno letteralmente dominato gli anni Zero, combinandoli in maniera sapiente: il mockumentary da un lato e i supereroi dall’altro. Il risultato è questo Chronicle, produzione a “basso” budget (si parla comunque di circa 15 milioni di dollari) che gioca con i superpoteri con la presunta asciuttezza di un tipico horror alla Rec.


Lo stile della pellicola, ad essere precisi, non è quello del classico fintomentario, dove due o tre operatori riprendono quello che accade sapendo che poi il girato verrà opportunamente montato. A comporre il film, in questo caso, interviene anche tutto ciò che viene ripreso fortuitamente da una telecamera puntata sui protagonisti, che si tratti del circuito chiuso di un negozio, della macchina digitale nuova di zecca di un personaggio secondario o degli obiettivi di giornalisti e forze dell’ordine. Un collage eterogeneo ma, a rigor di logica, coerentemente volto a mantenere l’illusione della perfetta amatorialità dell’operazione.


La storia è presto riassunta. Un gruppo di amici, curiosando in uno strano buco nel terreno, viene a contatto con una forma di energia apparentemente extraterrestre e preso sviluppa delle speciali capacità. Nei primi tempi, i tre si divertono a filmarsi mentre testano i loro poteri (telecinesi e levitazione in primis) e commettono un po’ di innocue bravate per migliorare il proprio livello; ben presto, tuttavia, uno di loro – il più socialmente emarginato ma anche il più veloce nell’implementazione delle nuove abilità supereroiche – mostra segni evidenti di star perdendo il controllo e causerà (manco a dirlo) non pochi danni.


Un esperimento curioso e ben riuscito, quello di Trank, capace di far funzionare il finto documentario anche su un genere (quello supereroico) per lo più legato a blockbuster dagli effetti speciali e dalle musiche strabordanti. Forse avrebbe giovato un finale più aperto ed inquietante, ma probabilmente il regista ha voluto evitare l’abusata tendenza mockumentaristica a chiudere con un evento traumatico che segna anche inevitabilmente la fine del materiale documentale (se non il preludio ad un auspicabile secondo capitolo cinematografico).



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