- Scritto da Angela Cinicolo
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Hunger Games - Recensione
L’adattamento del regista Gary Ross rimarca con strategica abilità elementi chiave originali eppure arcaici: la parabola critica dei sacrifici necessari per le divinità, la potente metafora politica di un governo dittatoriale che separa e riduce il suo popolo tra abbienti e poveri, tra prede e cacciatori, e infine gli amori acerbi che si arenano nel sentimentalismo idealizzato. Con una Jennifer Lawrence più agguerrita che mai.
In un futuro distopico, non troppo distante dal critico presente mondiale, ventiquattro giovani provenienti da dodici distretti sono costretti a partecipare a una lotteria mortale: i loro nomi vengono estratti a sorte per espiare le colpe delle vecchie generazioni, colpevoli di protesta, per partecipare a un reality destinato a eleggere un unico vincitore, l’unico che sopravvivrà al duello finale tra sangue e arena come nell’antica formula romana. Quando la piccola e apprensiva Primrose Everdeen viene selezionata come tributo femminile del suo distretto, sua sorella maggiore, Katniss, si offre volontaria per prendere il suo posto. La giovane cacciatrice di scoiattoli dovrà intraprendere una missione che potrebbe costarle la vita, ma il suo spirito combattivo e il desiderio di tornare a casa dalla sua famiglia le daranno la forza per combattere contro i suoi nemici e contro un sistema dispotico.
Hunger Games rappresenta una bellissima premessa per una trilogia cinematografica che non tarderà ad arrivare nelle sale, promettendo risultati mitografici simili a quelli della saga del maghetto e dei vampiri teenager. Curioso che, diversamente dai franchise di cui probabilmente replicherà il successo, malgrado la giovane età dei suoi protagonisti, il film non sia però rivolto a un pubblico di adolescenti che anzi andrebbero accompagnati nella visione di scene che non fanno fatica a mostrare un massacro sanguinolento e darwinistico. Ispirato al primo romanzo del fortunato (negli States) ciclo di Suzanne Collins, il film porta nelle sale una versione sorprendente di un nuovo ed entusiasmante filone, sospinto tra l’avventura e la sci-fi, destinato a raccogliere enormi consensi in Europa, sulla scia dei risultati americani. L’adattamento del regista Gary Ross, che ha scritto la sceneggiatura insieme all’autrice e a Billy Ray, rimarca infatti con strategica abilità elementi chiave della materia letteraria che tracciano un immaginario originale e che allo stesso tempo un prolungamento tematico antico e universale: la parabola dei sacrifici necessari per le “divinità” (o per gli "American Gods" per restare in tema di critica sociale) , la potente metafora politica di un governo dittatoriale che separa e riduce il suo popolo tra abbienti e poveri, tra prede e cacciatori, e infine gli amori acerbi che si arenano nel sentimentalismo idealizzato.
L’architettura orwelliana, già approdata e testata dal linguaggio cinematografico con il metacult The Truman Show, forse avrebbe richiesto toni più satirici e meno morbidi di quelli che indorano certi dialoghi confezionati strategicamente per la famiglia (come accade al pungente messaggio della ricetta della speranza), e qui finisce per essere annacquata dalle tinte fluorescenti iper-pop, che inevitabilmente offuscano certi simbolismi fascisti su cui Gary Ross avrebbe potuto soffermarsi per il pubblico più adulto a cui la nuova epopea di matrice swiftiana si rivolge.
Jennifer Lawrence primeggia tra i suoi colleghi coetanei e affianca attori come Stanley Tucci, brillante e camaleontico nei panni kitsch del suo giullare fanfarone da talk show futuristico ma neanche troppo. Nei panni della guerriera coraggiosa Katniss che ha più forza perfino della propria madre e si sottrae alle regole del sistema per sovvertirle con acutezza, sensibilità e intelligenza, la Lawrence è al suo secondo ruolo importante dopo la granitica interpretazione di Ree nel drammatico Un gelido inverno, una parte non tanto diversa per verve e intensità e grazie alla quale si era imposta all’attenzione del grande pubblico. Qui conferma le sue doti di starlette lungo il sentiero che porta all’olimpo delle star hollywoodiane, dosando con straordinario equilibrio la componente ribelle ed eversiva e quella appassionata. Il suo è un personaggio che si accoda alla lunga fila di eroine contemporanee che il cinema ha saputo foggiare, mutuandone spesso i tratti action dai più popolari fumetti come nel caso di Kick-Ass. A chi avrà da obiettare giocando la carta del romanticismo toccherà ricordare l’età della protagonista (sedicenne), che, quando non è intenta a sfuggire alla morte e al tentato omicidio dei suoi spietati e barbarici coetanei, è pur sempre, ancora, ingenua e innocente, non conforme all’anagrafe del Fight Club e quindi teneramente votata all’amore-ggiamento.