Roba da matti - Recensione

Il metodo socio-assistenziale che il documentarista Pitzianti ci tiene a raccontare con affetto e onestà intellettuale non può non far leva sugli animi degli spettatori, che s'interrogheranno sul senso di una disumanizzazione che sottrae dignità ai malati mentali.

Luglio, 2009. Il regista Enrico Pitzianti riceve una telefonata di Gisella Trincas, presidentessa dell'Asarp, Associazione Sarda per la Riforma Psichiatrica, che dal 1995 gestisce Casamatta, una struttura socio-assistenziale che ospita otto persone in cura presso il centro di salute mentale dell’Asl cagliaritana. Tra le mura domestiche, insieme a operatori presenti sul posto, queste persone tentano di vivere il loro disagio senza per questo privarsi di una normale quotidianità, spesso sottratta dal ricorso alle terapie farmacologiche. Pitzianti decide di aiutare la causa di Casamatta, che rischia di essere chiusa per problemi economici e legali, connessi alle oscure accuse di uno psichiatra sotto inchiesta. L’unico modo che ha il regista sardo di sostenere una sana iniziativa è quella di documentarla dall’interno, seguendo da vicino le loro realtà giornaliere.

Per chi non conosce il senso delle case famiglia Roba da matti è un film sconvolgente e commovente: col suo taglio da documentarista Pitzianti avvicina crudamente il suo sguardo e il nostro a quello di persone il cui disagio mentale è una sofferenza costante e logorante. Ma anche chi ha sfiorato da vicino una dimensione sociale come questa avrà lo stesso effetto di fronte a immagini tanto delicate quanto nitide. Casamatta però si differenzia dalle solite strutture perché chi l’ha fondata, e conosce realmente l’esperienza perché ha una sorella che ne fa parte, ha creduto in una soluzione innovativa sotto l’aspetto riabilitativo: il tentativo di non sfuggire al contatto con la realtà provocato dalla malattia psichica attraverso l’isolamento e la terapia indotti dopo la Legge Basaglia, ma l’alternativa, più difficile, del confronto con essa. La visione del film, che mostra storie e persone vere, ci trasporta su due binari paralleli ma contigui. Da una parte la complessa battaglia della signora Trincas e delle sue appassionate operatrici per superare le ombre malate dei pregiudizi, oltre agli impellenti ostacoli di tipo economico. Dall’altra la vita di otto persone che sanno fare autoironia, che provano a vivere come gli altri, sognando perfino l'indipidenza e una famiglia, a superare i vicoli ciechi della loro mente e ai quali le persone cosiddette sane di mente si rivelano completamente matte.

Il metodo che Pitzianti ci tiene a raccontare con affetto e onestà intellettuale non può non far leva sugli animi degli spettatori, che lasceranno la sala interrogandosi sul senso di una vita che a volte tende a celare in superficie esattamente come la disumanizzazione che finisce per assoggettare il “soggetto” paziente. Non si può non piangere di fronte alla tenerezza di persone come Cenza né evitare di sorridere alla perspicacia di Sergio, che, catturate tra silenzi e gesti comuni, ci inducono a riflettere sull’attività delle cooperative sociali e sulla tenacia e l’energia con cui inseguono un importante obiettivo, un intervento mirato a tutelare chi soffre di malattia mentale. Un film delicato e struggente che invita coraggiosamente a non finire nel solito e incivile equivoco della disattenzione, che lede pericolosamente alla dignità e alla libertà della persona (malata) umana.

Per conoscere la programmazione del film consultate il sito ufficiale di Roba da matti.

Ultima modifica ilVenerdì, 20 Aprile 2012 23:29
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