Ci avrà pensato nel 2004 il regista James Wan, prima di realizzare il primo capitolo della saga di Saw, che la sua pellicola avrebbe condizionato il genere horror americano dell’ultimo decennio? Dal successo enorme di quella pellicola infatti, molti giovani autori, soprattutto esordienti, hanno deciso di ripetere all’infinito la sua formula. Anche questo ATM - Trappola mortale, esordio di David Brooks, non si discosta da questa regola. La sua pellicola infatti vede il solito gruppo di ragazzi (questa volte tre ricchi e belli yuppies di New York) finire nella trappola di un ingegnoso e sadico maniaco misterioso.
La vera novità è che questa volta non ci sono scantinati o anguste sale da tortura, ma un inedito bancomat a fare da scena. E’ senza dubbio coraggioso decidere di usare questo strano luogo come prigione dove i protagonisti vengono torturati psicologicamente. Purtroppo tanto è sorprendente questa invenzione tanto è dispensatrice di situazioni assurde e poco coerenti. Viene il dubbio che, in fase di scrittura, qualcuno dei realizzatori, sicuro di aver trovato un luogo a cui nessuno avesse mai pensato prima, abbia pensato che non fosse necessario provare a rendere la vicenda anche verosimile. E’ appunto questo uno dei principali problemi di questa pellicola: la sceneggiatura punta tutto sulla creazione del ritmo e sulla minaccia di questa aguzzino misterioso, ma non prova mai a dare giustizia ai suoi protagonisti che vengono ritratti come tre “fighetti” spaventati e incapaci di suscitare alcuna empatia dal pubblico, compiendo enormi stupidaggini una dietro l’altra.
Si può, certamente, scusare la poca attenzione alla storia e ai dialoghi ridicoli della prima parte, quella della presentazione dei personaggi, visto che si voleva arrivar subito al punto, ma non si può assolutamente giustificare la sciatteria del resto della storia, soprattutto il finale che sarebbe dovuto essere spiazzante che si rivela solo fastidioso e tirato via. Peccato anche per il cast messo in campo. I tre giovani attori infatti si ritrovano lasciati a se stessi e, in alcuni casi, pur impegnandosi non sono mai convincenti. Questo dispiace soprattutto per il giovane Brian Geraghty che già aveva dato delle belle prove in Jarhead e The Hurt Locker e che qui fa quello che può. Alice Eve, invece, si dimostra ancora una volta bellissima, ma incapace di scegliere tra i ruoli che le propongono, specie quando, come in questo caso, non sembra convinta fino in fondo del progetto. In definitiva questo ATM - Trappola mortale, grazie anche alla sua breve durata, può essere considerato l’ennesimo horror di certo non memorabile che potrebbe però rivelarsi un accettabile diversivo, alla noia, nell’home-video o sul piccolo schermo.




