È fermo sul cornicione di un vertiginoso grattacielo - e lì rimane per quasi tutta la durata del film - Nick Cassidy, interpretato Sam Worthington, il volto duro del nuovo cowboy americano che i più ricordano per la parte da protagonistain Avatar. 40 Carati è la traduzione apparentemente casuale e di certo particolarmente libera scelta dal distributore Eagle Pictures al posto dell’esplicito titolo inglese Man on the Ledge. Nonostante la posizione gli conferisca un’aura tragica, capiamo subito che il dramma del protagonista non si svolgerà sul piano della vita o della morte: nonostante si giochi il tutto per tutto, quello che l’uomo sul cornicione (ex poliziotto, ora detenuto evaso) vuole non è il suicidio, ma una plateale dimostrazione della propria innocenza che possa scagionarlo e incastrare colui che a sua volta lo ha incastrato. Pur di ottenere ciò che vuole Cassidy mette a punto un piano estremamente complesso, attirando l’attenzione su di sé per permettere ai propri complici di svolgere la propria parte in un incastro scientifico di azioni e reazioni a catena. Intorno a lui si dipinge tassello dopo tassello una verità fatta di corruzione, prepotenza, onore e vendetta: il tutto nella inconfondibile e molto inverosimile cornice del film d’azione americano, fatta di esagerazioni, esplosioni, piani macchinosi e macchiavellici, personaggi oscuramente potenti e complici assurdamente goffi e un po’ fifoni. La sceneggiatura iperbolica e complicata è condita con la leggerezza di un senso dell’umorismo poco sofisticato ma efficace che riempie con successo i vuoti di senso. Per accontentare un target smaccatamente maschile, i produttori non si sono fatti mancare qualche provocante bellezza femminile incarnata dalla latina Genesis Rodriguez (strizzata in un costume di lattice e poi in un intimo di pizzo rosa che toglie ogni spazio all’immaginazione), ma anche dalla più famosa (e discreta) Elizabeth Banks (Zack & Miri – Amore a primo… sesso).
La trama intricata si appoggia a maschere e ruoli piuttosto monocorde e facilmente riconoscibili. Personaggi e relazioni sono costruiti sullo stampo di mille altre storie precedenti: persino l’ambiguità è subito trasparente. Adrenalinico, ritmato e ammiccante, il secondo film di Asger Leth ribalta il rapporto tra apparenza e verità, risolve i quesiti più scontati, ma ne pone subito altri: fa il suo lavoro in modo onesto, per offrire allo spettatore un intrattenimento effimero, ma dalla struttura narrativa originale e coinvolgente.




