Giovedì, 02 Febbraio 2012 16:06

Sulla strada di casa - Recensione

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Girato con un budget irrisorio, l'esordio cinematografico di Corapi si concentra su un altro dramma umano a sfondo economico. Un bel noir, con qualche pecca nella trama ma avvincente nel complesso



Sembra il momento più adatto per rappresentare al cinema gli impresari in crisi. E dopo alcuni documentari importanti e, soprattutto, l’apprezzato L’industriale di Montaldo, tocca ora all’esordio cinematografico di Emiliano Corapi: Sulla strada di casa.


Anche qui il protagonista è il proprietario di una piccola ditta del nord che, stretto dalla morsa finanziaria di questo periodo sciagurato, deve scervellarsi per riuscire ad evitare il fallimento e salvare così (in un moto di onestà sempre più rara) anche gli stipendi dei pochi operai alle sue dipendenze. Tuttavia, a differenza del film con Favino, il motore del dramma umano in questo caso non risiede nel sospetto di un tradimento amoroso, ma rimane saldamente ancorato all’ambito economico.


Il confronto alla base del film è tra i due personaggi principali, interpretati da Vinicio Marchioni e Daniele Liotti, entrambi insospettabili corrieri di un’organizzazione criminale. Del primo sappiamo molte cose perché ci viene presentato subito, sia all’interno del suo (felice) contesto familiare – sua moglie è la bella Donatella Finocchiaro - e sia nei panni (più tormentati) del suo ruolo imprenditoriale. Del secondo, al contrario, sappiamo pochissimo, e quel poco che scopriamo è filtrato dal punto di vista del protagonista. Unica concessione narrativa esterna, un occhio indiscreto – forse anche un po’ forzato – sulla sua ex compagna Claudia Pandolfi, traduttrice impegnata, legata a lui ormai soltanto dal figlio che hanno in comune. Tutt’intorno, il clima freddo del nord Italia, che dalla Liguria ci porta fin nel piemontese per assistere alla conclusione di questa piccola tragedia in pieno sole.


Più che un film sulla crisi economica, Sulla strada di casa (esattamente come L’industriale) si presenta al pubblico come un noir con venature on the road, intriso di elementi prettamente quotidiani e scandito da tempi dilatati e tesi. Riconoscere qualche forzatura nell’intreccio è impresa facile, ma elencare in questa sede i punti deboli del giallo sarebbe esercizio dannoso per chi non avesse ancora visto la pellicola. Inoltre, a conti fatti, una simile pratica avrebbe il demerito di inficiare la qualità di un’operazione onesta, angosciante e ben congeniata, peraltro concepita con un budget quasi irrisorio e - nonostante tutto – realizzata in maniera efficace.



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