The darkest hour. Questo il titolo originale dell’opera seconda di Chris Gorak, tornato a cimentarsi nel catastrofico dopo l’esordio semisconosciuto di Right at Your Door. Tuttavia, nella versione italiana, quella mistica “ora più buia” ha perso il suo superlativo sapore di antonomasia ed ha rinunciato all’accezione di oscurità che le competeva in favore di una monocromia manichea e decisamente poco mistica. Il risultato è L’ora nera, con doverosa aggiunta della dicitura 3D e addirittura un sottotitolo del tutto innecessario a specificarne il contesto ed anticiparne la trama: Ombre elettriche nella notte moscovita.
Si può dire che l’invasion movie abbia dei canoni ben precisi da rispettare, in quanto sottocategoria a parte del filone horror e fantascientifico. Che a dirigerlo sia un regista blasonato dal budget immenso o un cineasta indipendente, sembra che non si scampi ai tormentoni del genere: una premessa iniziale del tutto goliardica e superficiale, per lo più una festa (come in Cloverfield); un gruppo in fuga che riunisce ragazzi e ragazze quasi estranei tra di loro; degli alieni pressoché invisibili ma letali le cui ragioni sono a dir poco incerte; la morte accuratamente sequenziale dei personaggi in base al loro ruolo nella vicenda e al rispettivo grado di simpatia; la scoperta del punto debole delle creature, sempre opera del più insicuro (ma opportunamente geniale) del gruppo.
Tale prevedibilità rende la trama di molti di questi film quasi intercambiabile e, pur puntando pochissimo sui dialoghi, scommette la dignità del nuovo prodotto su fotografia, montaggio e qualche colpo di regia ben assestato. Qui, ahimè, non si può dire che ci sia nulla di tutto ciò. Persino l’idea degli alieni che si nutrano di elettricità o che producano effetti luminosi non risulta troppo originale. In Vanishing on 7th Street si giocava con la luce (artificiale ed elettrica) perché, in quel caso, era il punto debole degli invasori. In Monsters, i calamari giganti che terrorizzavano i protagonisti si cimentavano in variopinti amplessi elettrostatici. Nel ben più ironico Attack the block, i pelosi invasori avevano temibili zanne fosforescenti. Senza considerare il freschissimo (sebbene non alieno) Non avere paura del buio, che sull'assenza di luce costruiva tutta la sua - poca - tensione.
Ad ogni modo, come quasi sempre accade, l’apprezzamento di una pellicola horror è molto legato allo stato d’animo, alle aspettative ed alla conoscenza pregressa del genere di chi affronta la visione. Data la carenza di grandi qualità filmiche oggettive, se rimarrà o meno un buon ricordo allo spettatore de L’ora nera, di certo dipenderà in gran parte - qui più che altrove – da tali personalissimi fattori.




