Con l’approssimarsi della notte degli Oscar (e con i Golden Globe appena consegnati) l’attenzione di tutti i media del settore cinematografico è rivolta alle pellicole che si contenderanno la statuetta più ambita. Tra film muti francesi e dramedy hawaiiane c’è un’opera che, uscita questa estate nel silenzio generale, sta lentamente guadagnando posizioni in questa gara, rivelandosi una sorpresa per tutti. The Help, opera seconda di Tate Taylor, giovane regista con un passato da non memorabile caratterista, oltre ad essere stato un enorme successo di pubblico, può definirsi il film perfetto per rappresentare gli Stati Uniti dell’amministrazione di Barack Obama.
La pellicola, infatti, è un edificante racconto di integrazione che vede, nel profondo sud degli Stati Uniti (siamo a Jackson, Mississipi), due donne apparentemente diverse, mettersi fianco a fianco per realizzare un libro sorprendente e dare una lezione di integrazione razziale al proprio paese. The Help segue, quindi, le vicende di due protagoniste. La prima è una matura governante di colore (Viola Davis) da anni predisposta a crescere come una madre i piccoli bambini bianchi, nonostante abbia perso da poco il suo unico vero figlio. La seconda invece è una giovane neolaureata (Emma Stone) tornata nella propria città per intraprendere la carriera di scrittrice. Le due si incontrano quando la giovane, desiderosa di scrivere un’opera unica, coinvolge la donna di colore nella stesura di “The Help”, libro che intende raccontare la vita delle famiglie americane dal punto di vista delle governanti nere. Il volume , con il mostruoso successo che riscuoterà, riuscirà a sconvolgere la vita del paesino razzista e bigotto, regalando un barlume di speranza nel futuro.
Il film sinceramente è il tipico lavoro estremamente politically correct, dove, pur con i temi importanti che si trattano, non cerca mai di sconvolgere lo spettatore o dargli un necessario pugno allo stomaco (ad esempio le disumane condizioni della popolazione di colore vengono mostrate spesso di sfuggita) quanto piuttosto segue la propria morale con retorica e poca fantasia. Non mancano i momenti commoventi ma questi sono più attribuibili alla bravura delle interpreti (specie una grandissima Viola Davis) che al regista o allo script.
La convenzionalità della storia non toglie nulla comunque al grandissimo lavoro fatto dal cast composto, principalmente, da sole attrici (occasione più unica che rara). Oltre alla già citata, meravigliosa, Davis e all’altra protagonista Emma Stone (un’altra ottima performance nella sua giovane e lanciatissima carriera) , meriterebbero una menzione tutte le interpreti coinvolte, a partire da Olivia Spencer (la governante Minny), tanto scorbutica quanto divertente, fino all’inedita Jessica Chastain chem con la sua svampita e biondissima Celia, dimostra, forse esagerando, di avere nelle corde molti registri. Vanno ricordate anche la cattivissima Bryce Dallas Howard, ormai abbonata a ruoli sgradevoli, e la sottovalutata Allison Janney, già volto caro per i fan della serie West Wing.
Per concludere, la sensazione che si ha alla fine di The Help è di una pellicola innocua, troppo rincuorante, ma che, con attrici in stato di grazia, si dimostra un lavoro degno di nota.




