Martedì, 17 Gennaio 2012 21:41

Benvenuti al Nord - Recensione

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Pur non supportato da una storia forte, come per il suo predecessore, Benvenuti al Nord funziona nella sua descrizione del Nord tanto frenetico e impegnato. Miniero fotografa ancora una volta l'Italia intrappolata nei suoi stereotipi che, inevitabilmente, finiscono per strappare sonore risate.

Squadra che vince non si cambia. Formula di successo, nemmeno. I più celebri luoghi comuni sono quanto mai azzeccati per il sequel di una pellicola che porta sul grande schermo, ridicolizza, e poi conferma proprio i più famosi luoghi comuni che corrono lungo lo stivale. Così la coppia vincente Claudio Bisio e Alessandro Siani torna sul grande schermo, abbandona il sole e le mozzarelle campane, per lasciare il posto a nebbia e panettone. Come accade a Totò e Peppino in Benvenuti al Nord “c'è lo stesso senso di inadeguatezza, perché c'è un complesso di inferiorità del meridionale che emigra al Nord", ha spiegato il regista Luca Miniero nel raccontare questo sequel, pronto a bissare il successo di Benvenuti al Sud.

Questa volta Alberto (Bisio) e Mattia (Alessandro Siani) si ritrovano, quasi due anni dopo le avventure di Castellabate, in un momento di crisi e grandi cambiamenti. Le crisi sono coniugali: Silvia (Angela Finocchiaro) odia Milano per l'inquinamento ed è pronta a romantiche fughe nei fine settimana in montagna, per far tornare la passione con il marito. Alberto, però, ha accettato di guidare un progetto che lo impegnerà per un anno intero, compresi i weekend. Mattia non riesce a maturare e ad assumersi le sue responsabilità, e continua a vivere a casa della madre con la moglie Maria (Valentina Lodovini) e il figlio. L'arrivo di Mattia a Milano sconvolgerà la sua vita, così come quella di Alberto.

Come ogni sequel che si rispetti, il rischio è quello di non trovare spunti altrettanto originali, battute azzeccate, gag efficaci e non banali. Per non rischiare basta affidarsi allo schema di successo del primo film, capovolgendolo: l'impatto di Mattia con Milano sarà terribile, e se Bisio arrivato a Castellabate indossava il giubbotto antiproiettile, questa volta il giovane campano arriva in Lombardia con tanto di giubbotto fendinebbia. Lo scherzo ai danni della famiglia che arriva a sorpresa si ripeterà, con conseguenze, però, diverse.

Miniero, così, fotografa ancora una volta l'Italia, questa volta del Nord, intrappolata nei suoi stereotipi che, inevitabilmente, finiscono per strappare sonore risate. Pur non supportato da una storia forte, come per il suo predecessore, Benvenuti al Nord funziona nella sua descrizione del Nord tanto frenetico e impegnato, che pone di fronte a mille scelte, anche per un bicchiere d'acqua, senza dare il tempo di riflettere a chi, per sua natura, ama “prendersela con calma”. Funziona un cast collaudato, con Angela Finocchiaro esilarante nel suo ruolo sdoppiato, così come appaiono quanto mai azzeccati Paolo Rossi, che ironizza del manager contemporaneo nel ruolo del dottor Palmisan, e il trio di colleghi dell'ufficio postale milanese. Funziona, infine, anche la colonna sonora che unisce la calda voce del sud di Emma (nella duplice veste di cantante e attrice con una personale interpretazione di “Nel blu dipinto di blu”) a l'accento lombardo di Davide Van De Sfroos e il suo “El Carnevaal de Schignan”.

Così come il primo film, dunque, Benvenuti al Nord vuole far ridere, e ci riesce, ironizzando sui nostri pregiudizi, le nostre paure, le nostre manie. “Quelle sul Sud sono fesserie, quelle sul Nord sono verità”: di certo qualcuno ne sarà ancora convinto alla fine della pellicola perché non basta un aperitivo a far dimenticare i peperoni di mammà... e il mastino napoletano, anche se con la maglia dell'Inter, “sempre napoletano” è.

doppioschermo

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