Nonostante i suoi detrattori, che storcono il naso di fronte alle esageratissime “americanate” di Ethan Hunt e della IMF (alias Impossible Mission Force, la sezione segreta della CIA che da il nome alla saga), il franchise cinematografico di Mission:Impossible ha sempre avuto registi di altissimo calibro. In ordine si sono susseguiti, dal primo al terzo film, Brian De Palma, John Woo e J.J.Abrams. Per questo quarto capitolo si è messo ora dietro la macchina da presa Brad Bird, finora noto per aver diretto i pixariani (e deliziosi) Ratatouille e Gli incredibili.
Il titolo rinuncia alla sua numerazione romana – che invece aveva contraddistinto i due sequel precedenti – e opta per un sottotitolo avvincente. Il risultato è Mission:Impossible – Protocollo fantasma, super blockbuster che vede lo stesso Abrams nei panni del produttore esecutivo.
Il film inizia con l’agente Hunt (Tom Cruise) che viene fatto evadere di prigione (il perché della sua detenzione rimarrà un mistero per un po’) per andare in aiuto dell’IMF compiendo una importante missione in Russia. Tuttavia, in seguito ad un attentato terroristico al Cremlino, il governo statunitense attiva il “protocollo fantasma” e la sezione della CIA viene messa sotto accusa. L’ex agente Hunt e il suo team si troveranno così a dover muoversi in maniera indipendente per venire a capo della faccenda, che nasconde una minaccia nucleare consistente capace di far scoppiare una terza (e definitiva) guerra mondiale.
Fa molto piacere ritrovare il buon Simon Pegg anche in questo nuovo capitolo. La sua ironia molto british riesce a rendere la pellicola gradevolmente ironica, evitando così che il tutto possa essere preso troppo sul serio o che il pubblico – qualora non abbia già assodato le regole del gioco – possa accanirsi sulle presunte inverosimiglianze scientifiche o aerodinamiche di questo fracassone ipertecnologico. Nonostante la semplicità della trama – ancora i russi, ancora il pericolo atomico – e la linearità dello sviluppo, le scene d’azione rimangono spettacolari e incollano lo spettatore (anche quello meno istruito sugli eventi dei precedenti film) alla poltrona anche dopo la loro conclusione.
Forse si poteva evitare il lieto fine sentimentale a tutti i costi, che annulla una buona dose di quel dramma umano coraggiosamente operato sull’incupito personaggio di Cruise. Vedremo se il quinto atto della saga avrà degli sviluppi anche su questo versante.




