Venerdì, 09 Dicembre 2011 18:23

Albert Nobbs - Recensione

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Da uno degli autori di punta della HBO, un dramma sulla diversità come chiave di autorealizzazione sociale. Magistrale Glenn Close.

 

 

Quello di Rodrigo Garcìa è un nome che non dice forse molto al pubblico cinematografico, ma è una garanzia per gran parte di quello seriale. Tra le sue regie televisive ci sono titoli americani di culto come I soprano, Six feet under, Carnivàle e In treatment, ovvero le migliori produzioni HBO degli ultimi anni. Anche le sue prove per il grande schermo, sempre molto personali, hanno dimostrato il valore di questo regista e sceneggiatore, in particolare la sua opera prima Le cose che so di lei e il suo penultimo lavoro Mother and child.


Per il suo nuovo film, Garcìa ha deciso di trasporre un racconto dello scrittore irlandese George Moore (The Singular Life of Albert Nobbs, del 1927) cimentandosi così in un drammone storico ambientato nell’Irlanda del XIX secolo: una  origine letteraria che deve rientrare indirettamente nelle corde del cineasta colombiano, notoriamente figlio del premio nobel Gabriel García Márquez.

 

La storia è quella di un compito maggiordomo - l’Albert Nobbs del titolo - il quale nasconde, dietro la sua immagine pacata e vagamente snob, un segreto inimmaginabile: egli è in realtà una donna che ha deciso di vivere come un uomo. Nessuno dei suoi colleghi sospetta nulla e il buon “Albert” continua la sua recita umana, sognando di poter un domani aprire una tabaccheria e assumere al bancone una graziosa signorina come aiutante. Sarà l’incontro fortuito con una persona che condivide la sua stessa sorte a portare il finto uomo ad una riflessione profonda sui propri desideri e progetti di vita, in una spirale ossessiva che ne turberà l’equilibrio in maniera irreversibile.


A dare corpo e volta a questo ambiguo e complesso protagonista è una splendida ed irriconoscibile Glenn Close, che gioca in sottrazione, in perfetta sintonia - del resto - con il profilo del suo personaggio. Nel cast (molto ben assortito) ritroviamo la giovane Mia Wasikowska, la quale aveva già lavorato con Garcìa nella prima stagione di In treatment e si era anche messa di recente alla prova con il film in costume nella nuova versione di Jane Eyre appena vista in sala.


Il risultato finale è una pellicola raffinata, dal sapore classico ma nel contempo estremamente moderna, che presenta la scelta della diversità come unica via di realizzazione personale ed economica in una società fortemente rigida.

 



La recensione di Giuseppe Pastore

 

Dublino 1897. Albert Nobbs è un mite e fedele cameriere che lavora da anni nel lussuoso Morrison Hotel nascondendo un segreto inconfessabile: è una donna che trent'anni prima ha dovuto fingersi uomo per poter lavorare e sopravvivere da sola. La sua noiosa routine viene sconvolta dall'incontro col misterioso Hubert Page, che passa dall'albergo per alcuni lavori di tinteggiatura...


Quinto film del colombiano Rodrigo Garcia, figlio d'arte (suo padre è niente meno che Gabriel Garcia Marquez) e scrittore e regista di serie tv di discreto successo come In Treatment. Tratto dall'omonimo racconto breve (1895) dell'autore irlandese Albert Moore, è un film fortemente voluto da Glenn Close, che lo portò in scena nel 1982 in un teatro off-Broadway e oggi dà vita a un personaggio che non sfigura al cospetto dei mostri sacri del genere en travesti, dalla Julie Andrews di Victor/Victoria;alla più drammatica Hilary Swank dello struggente Boys don't cry. Albert Nobbspresenta saggiamente chiari agganci all'attualità (la difficoltà di trovare lavoro, l'incertezza sessuale che a lungo andare diventa negazione di sé) in una rassicurante cornice old-style che rimanda, nella verve dei personaggi e nella sapiente miscela di tragico e comico, ai film in costume di Stephen Frears (non solo perché c'è Glenn Close protagonista). Tuttavia, al di là dell'indubbia originalità dell'intreccio che eleva al quadrato il classico tema del "doppio" (un'idea che comunque, occorre ricordarlo, è vecchia di oltre un secolo), la regia di Garcia è piattina e convenzionale e pare adagiarsi completamente sul ricco cast, dove spicca il metro e 84 centimetri di Janet McTeer e il sempre ottimo Brendan Gleeson nel piccolo ruolo del dottor Holloran. Lo strano mix di tradizionalismo e trasgressione gli ha attirato, come prevedibile, i favori dell'Academy, che ha assegnato la meritata nomination a Glenn Close come protagonista e ha premiato anche la McTeer.

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