Martedì, 06 Dicembre 2011 15:35

The Artist - Recensione

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Odore di Oscar per questo film in bianco e nero, in formato 4:3, quasi interamente muto. Straordinarie le performances dei due attori protagonisti.



1927: il sonoro è agli albori e si prepara a soppiantare rapidamente il muto, facendo nascere nuove stelle come Peppy Miller e mietendo vittime tra i vecchi divi come George Valentin. I destini dei due fatalmente si incrociano, come in un vecchio film in bianco e nero. Prendete un film in bianco e nero, in formato 4:3, quasi interamente muto; giratelo nel 2011 e ne otterrete sicuramente un successo di critica (quanto al pubblico, vedremo, ma in fondo perché no). Il 44enne francese Michel Hazanavicius, fin qui noto soprattutto in patria per due parodistici spy-movie à la James Bond, fa ampio sfoggio di audacia e forse anche di follia per questo atto integralista di amore sconfinato verso il cinema (non solo muto: c'è una valanga di riferimenti e citazioni spesso argute anche a capisaldi del sonoro, da Quarto potere e Viale del tramonto in giù).


The Artist chiede allo spettatore di regredire con gli occhi e con il cervello agli anni '30, abituandosi il prima possibile a un linguaggio cinematografico così radicale, e dunque una visione in sala sul grande schermo è consigliata caldamente con toni al limite dell'intimidatorio: ci sono momenti, brevi ma bellissimi, in cui sia sullo schermo che in platea domina un assoluto silenzio. A causa di una sceneggiatura volutamente di grado zero il film perde qualche colpo nella seconda parte e cade un po' nello stucchevole, rialzandosi di tanto in tanto grazie a qualche trovata visiva e scenografica (il cane alla Umberto D.).


Qualche dubbio rimane, ma se è una ruffianata, è andata a segno: il grande capo della Miramax Harvey Weinstein se n'è invaghito (o forse vi ha visto concrete possibilità di fare cassa) e l'ha portato di peso in America, dove si sente già odore di Oscar. Straordinarie performances dei due attori protagonisti, Jean Dujardin e Bérénice Béjo, finora pressoché sconosciuti al di là dei confini francesi: meritano grandi onori e complimenti soprattutto perché è straordinariamente difficile recitare senza rumori e parole per un attore del 2011. La scena del sogno avanza la sua candidatura come una delle più belle sequenze del 2011.

doppioschermo

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