Mercoledì, 30 Novembre 2011 11:44

Terri - Recensione

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La storia di un’anima buona e sovrappeso incapace di confrontarsi col mondo. Bello e delicato l’ultimo film di Azazel Jacobs



Dopo il francese Tomboy, arriva un altro film che riesce a rappresentare il mondo adolescenziale in punta di piedi, senza gli eccessi della commedia e senza le pesantezze del dramma familiare. Stavolta però ci hanno pensato gli Stati Uniti. Il merito è infatti del newyorkese Azazel Jacobs (Nobody needs to know, GoodTimesKid), che torna ad occuparsi di bambini con il suo ultimo lungometraggio Terri. Qui la fascia di età dei bambini è leggermente più alta e lo stile assai meno documentaristico rispetto all’opera di Céline Sciamma, ma il risultato ne eguaglia per vie differenti la freschezza ed il lirismo.

 

Il protagonista (che dà il suo nome al titolo) è un ragazzino obeso che vive con uno zio malato e che si presenta a scuola in un enorme pigiamone a righe. La sua persistente alienazione, unita alla sua mole mastodontica, lo porta non solo ad essere preso in giro dagli elementi più molesti della sua scuola ma anche a trattenere le proprie emozioni e a rinchiudersi in un universo del tutto estraneo al resto del mondo. La sua intima sofferenza è mascherata da una patina di apatia e menefreghismo forzati che lo induce spesso a marinare la scuola e ad incanalare le sue frustrazioni in un regime alimentare bizzarro e malsano. Sarà il suo vicepreside a ridestare in lui la speranza di poter cambiare la sua percezione di sé e di dare un senso all’insopportabile routine in cui vive.

 

Terri è un film delicato, divertente e posato, che racconta la quotidiana anormalità di un’anima buona ma perennemente inadeguata. Lo fa anche sfiorando tematiche forti come l’abbandono dei genitori, l’ombra del divorzio, la diversità fisica e mentale e la pulsione alla violenza. Tuttavia, il tocco di Jacobs è sempre lieve, quasi giocoso, capace di dare dignità alla storia senza mai perdere il punto di vista dei ragazzi. Persino quando fanno capolino il sesso e l’esibizione corporea, la narrazione mantiene una purezza ed una poeticità visiva quasi commoventi, creando una rara empatia col giovane protagonista ed i suoi nuovi ed improbabili amici.

 

Bravissimo il giovane protagonista Jacob Wysocki e sempre eccezionale il buon John C. Reilly. Una nota positiva anche alle musiche di Mandy Hoffman, malinconiche e tenere al punto giusto.



doppioschermo

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