Esordio alla regia intensissimo, quello del canadese Sébastien Pilote. Protagonista della pellicola è Marcel, premiatissimo venditore di automobili alle soglie dei 70 anni che non accarezza minimamente l’idea di una meritata pensione e continua a dedicarsi alla sua professione con la stessa costanza di sempre.
Le vendeur è la storia di una solitudine vissuta con garbo ed eleganza, in una quotidianità resa desolata da spessi strati di neve e dalla minaccia di una interminabile crisi economica. Il rapporto che Marcel ha con la figlia e col nipote è l’unico legame affettivo reale che riempie la sua esistenza al di fuori del lavoro. La sua dedizione aziendale è in qualche modo la valvola di sfogo di un’esistenza residuale, che una prematura vedovanza ha reso immensamente triste. Tuttavia l’uomo non è affatto un bieco ed insensibile manipolatore di coscienze come si suppone un buon venditore possa essere. E’ invece una persona sensibile e attenta alle esigenze dei suoi clienti, che non avvertono mai la sensazione di essere stati indotti all’acquisto con raggiri verbali o subdoli trucchi. Il suo ovviamente non è un comportamento disinteressato: la bravura di Marcel è legata, oltre che ad un ottimo spirito di osservazione - e di registrazione -, a solide tecniche di vendita nonchè a rassicuranti doti comunicative e motivazionali (rappresentativo è il ricorrente e retorico riferimento alla “felicità” dei clienti, un’amara proiezione in negativo dello stato d’animo sempre più vuoto dell’anziano). Indubbia però è la sua umanità, che gli vanta la fiducia dei clienti e l’amore totale di figlia e nipote.
La pellicola mantiene un tono fortemente malinconico già a partire dalla scena iniziale, insospettabile preludio alla vera tragedia del film, con la sua scia di sangue spalmata sull’algido candore di una strada bianca e innevata. E a fare da angosciante cornice sociale, l’ombra della chiusura di una importante industria automobilistica, scandita da un conteggio temporale inesorabile che sembra voler accompagnare il protagonista verso la sua nuova, dolorosissima perdita.
Un film intimista e malinconico, dominato dal volto e dalla presenza di un perfetto Gilbert Sicotte e guidato da una regia attenta e misurata.




