Mercoledì, 23 Novembre 2011 02:19

Lo Schiaccianoci 3D - Recensione

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Ispirata al balletto di Čajkovskij, arriva dalla Russia questa trasposizione del racconto di Hoffmann. Adatto ad un pubblico esclusivamente infantile



La storia de Lo schiaccianoci ha radici lontane. Alla base c’era il racconto Schiaccianoci e il re dei topi, del tedesco Ernst Hoffmann, risalente al 1816. Poi ci fu il balletto, reso celeberrimo dalle splendide musiche di Pëtr Il'ič Čajkovskij, il quale compose su indicazioni del coreografo russo Marius Petipa e, in seguito, di Lav Ivanov. Nel corso degli anni, la storia del principe trasformato in pupazzo da un incantesimo del malvagio re dei topi ha avuto diverse rielaborazioni. Al cinema, un tentativo di trasposizione era approdato anche nel 1990 con il lungometraggio animato La favola del principe Schiaccianoci di Paul Schibli, a conti fatti non memorabile.


Questa nuova versione di Andrei Konchalovsky - regista sovietico ben rinomato per il suo impegno cinematografico, televisivo e teatrale –, nonostante il cast di rilievo e una sceneggiatura accarezzata per diversi anni prima della sua scrittura, è rivolta ad un pubblico forse eccessivamente infantile, e purtroppo questo è il suo limite principale. Per quanto la storia fosse già nota e di certo non desse molto spazio di manovra, Lo schiaccianoci del cineasta russo appare fin troppo prevedibile nella trama e persino nelle poche gag presenti. Dare allo zio bonaccione e comprensivo la cadenza tedesca e le fattezze del geniale Albert Einstein nonchè far comparire Sigmund Freud a inizio film sono forse le due trovate più simpatiche di tutta la pellicola. Per il resto, tutto è un susseguirsi di effetti speciali e sviluppi forse sufficienti a soddisfare gli spettatori più piccoli ma non tutta la fascia che va dagli adolescenti agli adulti. Senza considerare poi gli intermezzi musicali cantati in stile Disney che, nonostante la rielaborazione delle musiche originali di Čajkovskij, rendono il tutto ancora più insopportabile (complice forse anche l’insoddisfacente adattamento italiano, che raramente riesce ad azzeccare la resa delle canzoni originali nel doppiaggio).


Nulla da obiettare sulla giovane Elle Fanning - così simile alla sorella maggiore Dakota ma per fortuna assai più simpatica -, che forse rappresentava l’unica scelta possibile per impersonare al meglio la piccola Mary, così sognante e insieme determinata. Sempre bravo anche John Turturro, sebbene la sua performance non aiuti il film a risollevare le proprie sorti.


Un’operazione prenatalizia che punta molto sul richiamo dei suoi attori e sulla ormai sbugiardata truffa del 3D, ma che non restituisce neanche un po’ la magia del racconto (o del balletto) originale.



doppioschermo

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