1921 - Il mistero di Rookford - Recensione

Thriller psicologico con venature dark e ispirazione gotica. Ennesima prova dell'ottimo stato di salute del cinema britannico degli ultimi anni



L’arte dell’adattamento italiano rimane un mistero. Il motivo per cui i titoli di thriller paranormali come The Others o The Orphanage siano stati lasciati intatti e altri come Il sesto senso o Il labirinto del fauno abbiano goduto di una semplicissima traduzione, mentre invece per questo interessantissimo The awakening – letteralmente, Il risveglio – si sia optato per una resa scialba e fintamente ad effetto come 1921: Il mistero di Rookford (che fa più che altro pensare ad un noioso tv movie) rimarrà sempre un mistero.


Ciò premesso, il britannico film di Nick Murphy (già regista di alcuni episodi del telefilm Primeval) si rifà evidentemente al filone tracciato dalle opere appena citate, richiamando anche le atmosfere dark del romanzo gotico in maniera raffinata. La storia è incentrata su una cinica esperta di truffe a sfondo spiritico, la quale si occupa di smascherare i cialtroni che si spacciano per medium o che simulano la presenza di entità soprannaturali a fini di lucro. Quando deve occuparsi di indagare sulla morte di un ragazzino e sulla presunta manifestazione del suo spirito in un isolato collegio di campagna, tuttavia, la donna, pur intenta a rimanere ancorata alla razionalità e ai consueti metodi di dimostrazione scientifica, comincia a dubitare della propria lucidità.


Vale subito la pena di dire che The awakening riesce a dare la giusta misura al trend decisamente positivo circa lo stato di salute della produzione cinematografica inglese più recente, che ha sfornato negli ultimi anni delle vere e proprie chicche anche nell’ambito seriale (Sherlock, Misfits, Being Human, Psychoville, solo per citarne alcuni). La sensibilità britannica è probabilmente la più adatta a trattare sullo schermo storie di fantasmi, tanto più se ambientate agli inizi del secolo scorso. Molto solida la sceneggiatura dello stesso Murphy, scritta con Stephen Volk (specializzato da anni in storie horror e spiritesche), e ancor più la regia, soprattutto considerando che si tratta di un’opera prima.


Interessante anche il finale che, come in molti film di questo filone, lascia spazio ad una buona dose di sorpresa e ambiguità, costringendo lo spettatore a ripercorrere la trama e – perché no –  rivedersi (volentieri) il film.



Ultima modifica ilDomenica, 20 Novembre 2011 20:02
Back to top