Almanya - La mia famiglia va in Germania - Recensione

Epopea familiare ironica e chiassosa che vira progressivamente sul drammatico. Strizza l'occhio a Persepolis, ma non ne ha l'eleganza



Dopo gli applausi raccolti al Festival di Berlino, approda anche da noi la commedia che segna l’esordio al lungometraggio dell’attrice e regista di origine turca Yasemin Samdereli. Almanya – La mia famiglia va in Germania prende spunto dalla storia personale della Samdereli, emigrata con la famiglia dalla Turchia a Dortmund in tenera età. La sceneggiatura è stata scritta in collaborazione con la sorella Nesrin.


La storia racconta degli Yilmaz, famiglia turca allargata insediatasi in Germania negli anni 60 e giunta ormai alla terza generazione, che intraprende un viaggio in patria per accompagnare il capofamiglia a trascorrere un po’ di tempo con lui nella casa da questi acquistata per le vacanze estive. Nella narrazione contemporanea del viaggio si innestano sequenze in flashback (sottoforma di racconto) sulla storia delle origini della famiglia e di come i nonni, da giovani, hanno deciso di lasciare il loro povero paese natio.


Fin da subito il film vuole suggerire uno stile ironico e affettuoso, con quadretti divertenti e voce fuori campo alla Amelie. Il clima caloroso di questa famiglia affollata ed il caos linguistico che si crea nel code mixing continuo tra gli adulti e gli anziani (rabbrividiamo al pensiero di quanto si perderà nel doppiaggio) rende tutto molto divertente e scanzonato. Anche il racconto delle “origini”, dall’incontro dei nonni da giovani alle loro prime difficoltà familiari, grazie pure ad un uso sapiente delle musiche, restituisce un’atmosfera quasi fiabesca all’affresco storico tracciato nel film. Tuttavia, nella seconda parte si scivola gradualmente verso toni più lacrimevoli e sentimentali, rinunciando così alla freschezza lieve della prima metà e rendendo tutto eccessivamente drammatico.


Probabilmente il riferimento più immediato della regista, prima ancora di spulciare nel filone on the road o nella filmografia dei vari Akin e Kusturica, è il raffinato Persepolis di Marjane Satrapi (sia libro che film), che raccontava l’epoca storica di un paese controverso (l’Iran) attraverso gli occhi di una ragazza vispa e disincantata, affrontando temi importanti con tocco lieve e senza ricorrere massicciamente alla retorica. In Almanya ci sono bambini furbi, famigli chiassose, storie di povertà, momenti drammatici e aneddoti divertenti, ma purtroppo manca quella grazia stilistica che avrebbe potuto rendere la pellicola un vero gioiello.



Ultima modifica ilDomenica, 20 Novembre 2011 01:37
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