Giovedì, 17 Novembre 2011 23:09

Anonymous - Recensione

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Per una volta lontano da invasioni aliene e polpettoni apocalittici, Emmerich si cimenta nel film in costume confrontandosi con il mito di William Shakespeare in maniera irriverente. Un grande cast al servizio di una storia suggestiva



La domanda sorge proverbialmente spontanea: cosa c’entra Roland Emmerich con un film in costume ambientato nell’Inghilterra elisabettiana, lontano anni luce da catastrofi naturali e invasioni aliene? La risposta è: non molto, in effetti. Eppure non si può certo dire che il risultato sia del tutto “anonimo”.


La regia si basa sulla sceneggiatura di John Orloff (Band of Brothers, A Mighty Heart) e affronta a suo modo una delle questioni più amate dagli storici letterari internazionali: la vera identità del vanto ed orgoglio della letteratura britannica di tutti i tempi, Sir William Shakespeare. Secondo l’interpretazione seguita da Orloff, l’autore dei testi teatrali attribuiti al Bardo sarebbe stato in realtà il conte di Oxford, Sir Edward De Vere, amante in giovane età della regina Elisabetta I, il quale aveva affidato la messa in scena delle sue opere al prestanome William Shakespeare, un attore cialtronesco ed illetterato.


Indubbiamente il fascino del tema identitario su cui la vicenda è imperniata sostiene in buona parte la stessa forza narrativa della pellicola. La natura già intensamente evocativa degli scritti del poeta di Stratford-upon-Avon riesce a rendere importanti intere sequenze ambientate nei teatri dell’epoca, dove l’illusione di assistere alle reazioni del pubblico delle prime rappresentazioni in assoluto di capolavori geniali e modernissimi come Romeo e Giulietta, Riccardo III o Giulio Cesare crea un’illusione empatica notevole anche nello spettatore del film. Gli attori sono tutti molto bravi, in particolare l’Elisabetta anziana di Vanessa Redgrave e il fiero ma tormentato conte di Oxford di Rhys Evans. Il confronto cinematografico più diretto è di certo con l’altrettanto pomposo Shakespeare in love il quale, pur rifacendosi allo stesso scenario storico, narrava una storia assai meno torbida e che si può dire condivida con Anonymous per lo più una raffigurazione eccentrica e moderna della sovrana d’Inghilterra.


Molto bella l’idea della chiusura circolare affidata ad una cornice teatrale contemporanea, in cui allacciare pubblico diegetico ed extradiegetico alla ricostruzione storica del film mediante un artificio di inedita metateatralità cinematografica interessante e raffinata.



doppioschermo

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