Affrontare la malattia e la morte nella commedia non è mai stato facile. Di recente vi si era cimentato con ottimi risultati Gus Van Sant nel suo L’amore che resta, sebbene i toni lievi del film non fossero propriamente quelli della romance-comedy americana. Ora ci prova anche la trentanovenne Nicole Kassell, che ha nel suo curriculum un film importante come The Woodsman – Il segreto e diverse regie televisive per serie The closer, Cold case – Delitti irrisolti ed il recentissimo The killing (territori, insomma, ben lontani da quelli della commedia brillante).
La storia è quella di una solare e simpatica business woman del settore pubblicitario (che sembra essere il più affollato ambiente professionale dei film americani da diversi anni a questa parte) la quale, dopo una visita di controllo, si infatua del suo dottore (lei è Kate Hudson e lui è Gael Garcìa Bernal). Tuttavia, la scoperta di un cancro invasivo e galoppante porterà inevitabilmente la protagonista a rivederne le priorità e complicare anche la percezione dei suoi nuovi sentimenti, stavolta così poco in linea con le idee post-femministe e deresponsabilizzanti di cui si era sempre vantata.
Il film, purtroppo, vorrebbe rappresentare con leggerezza un tema importante e spinoso come la reazione umana di fronte alla propria caducità, o meglio all’idea di dover affrontare la fine di tutto con un anticipo sempre troppo breve, per di più nel cuore di un’età così giovane da far sembrare tutto ancora più assurdo o ingiusto. Ma il rischio di scadere nella retorica o nei facili sentimentalismi è tutt’altro che schivato. I rapporti tra la giovane Marley e le persone che la circondano appaiono tutt’altro che realistici, nonostante la volontà di affrontare il cancro come una presenza reale e palpabile (emblematica, in tal senso, la sequenza con il gigolò nano). Anche l’idillio tra i due novelli innamorati sembra fin troppo forzato e sbrigativo, rendendo anche la loro complicità alquanto posticcia, forse priva di quel carico di drammatica consapevolezza che dovrebbe permearla. Persino le scenette oniriche con Whoopi Goldberg nell’aldilà, per quanto simpatiche, sanno troppo di melassa in salsa cattolica e non aiutano la visione. Curiosa la presenza di Kathy Bates, che già aveva rivestito un ruolo simile nell’imbarazzante PS I Love you (era la madre del tamarro defunto).
Una pellicola che forse commuoverà qualche anima sensibile e suggestionabile, ma che potrebbe annoiare – se non irritare – molti animi cinefili.




