C’è sempre bisogno di una commedia, diceva (usando una parafrasi) il buon Nanni Moretti ne Il Caimano. E questa idea è diventata quasi un mantra per il cinema italiano, negli ultimi tempi intento a saturare il proprio mercato con film leggeri e senza troppe pretese, forti solo di grandi operazioni distributive e del richiamo di attori belli e patinati. Per fortuna però ogni tanto ci regala anche qualche bella sorpresa come questo Scialla! di Francesco Bruni, prolifico sceneggiatore (suoi molti script dei film di Virzì e Calopresti) qui al suo esordio registico.
La storia è quella di Bruno Beltrame (un magnifico, posato e quasi zen Fabrizio Bentivoglio), ex insegnante disilluso e scrittore fallito, che trascorre le sue giornate all’insegna di pigrizia e sciatteria – come verrà simbolicamente sottolineato nella seconda metà del film -, tra pranzi frugali e lezioni private impartite con poca voglia e molta superficialità. La convivenza forzata con un suo allievo quindicenne inquieto (e decisamente non amante dello studio), resa ancora più pesante e problematica dalla scoperta del fatto che si tratti in realtà di suo figlio, porterà ovviamente a grandi cambiamenti nella vita sia dell’uomo che del ragazzo.
La scrittura del film è decisamente fresca e ben congegnata. Il suo ritmo non rischia mai di annoiare, sebbene rifugga la necessità di affrettare sviluppi e sequenze ad ogni costo. Nella sua semplicità – e talvolta prevedibilità -, la storia procede come un doppio romanzo di formazione, che accompagnerà padre inetto e figlio inconsapevole ad una crescita personale e ad un arricchimento reciproco, senza scadere mai nel paternalismo spicciolo o nella facile strumentalizzazione emotiva. Anche la rappresentazione giovanile operata da Bruni, per quanto focalizzata su un gruppo di amici particolarmente “coatto”, dominato da slang di borgata e turbamenti da periferia, riesce a restituire un’immagine non del tutto stereotipata degli adolescenti della Capitale, mostrandone una complessità che non deve necessariamente passare per toni drammatici o storie torbide per essere giustificata.
Una bella opera prima, impreziosita peraltro sia dall’ottima recitazione dell’esordiente Filippo Scicchitano che da una colonna sonora ed una canzone tematica azzeccate e trainanti.




