Martedì, 15 Novembre 2011 17:28

Scialla! - Recensione

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Ottimo esordio alla regia di Francesco Bruni, con due bravissimi protagonisti ed un ritmo lontano dalla frenesia delle ultime commedie italiane



C’è sempre bisogno di una commedia, diceva (usando una parafrasi) il buon Nanni Moretti ne Il Caimano. E questa idea è diventata quasi un mantra per il cinema italiano, negli ultimi tempi intento a saturare il proprio mercato con film leggeri e senza troppe pretese, forti solo di grandi operazioni distributive e del richiamo di attori belli e patinati. Per fortuna però ogni tanto ci regala anche qualche bella sorpresa come questo Scialla! di Francesco Bruni, prolifico sceneggiatore (suoi molti script dei film di Virzì e Calopresti) qui al suo esordio registico.


La storia è quella di Bruno Beltrame (un magnifico, posato e quasi zen Fabrizio Bentivoglio), ex insegnante disilluso e scrittore fallito, che trascorre le sue giornate all’insegna di pigrizia e sciatteria – come verrà simbolicamente sottolineato nella seconda metà del film -, tra pranzi frugali e lezioni private impartite con poca voglia e molta superficialità. La convivenza forzata con un suo allievo quindicenne inquieto (e decisamente non amante dello studio), resa ancora più pesante e problematica dalla scoperta del fatto che si tratti in realtà di suo figlio, porterà ovviamente a grandi cambiamenti nella vita sia dell’uomo che del ragazzo.


La scrittura del film è decisamente fresca e ben congegnata. Il suo ritmo non rischia mai di annoiare, sebbene rifugga la necessità di affrettare sviluppi e sequenze ad ogni costo. Nella sua semplicità – e talvolta prevedibilità -, la storia procede come un doppio romanzo di formazione, che accompagnerà padre inetto e figlio inconsapevole ad una crescita personale e ad un arricchimento reciproco, senza scadere mai nel paternalismo spicciolo o nella facile strumentalizzazione emotiva. Anche la rappresentazione giovanile operata da Bruni, per quanto focalizzata su un gruppo di amici particolarmente “coatto”, dominato da slang di borgata e turbamenti da periferia, riesce a restituire un’immagine non del tutto stereotipata degli adolescenti della Capitale, mostrandone una complessità che non deve necessariamente passare per toni drammatici o storie torbide per essere giustificata.


Una bella opera prima, impreziosita peraltro sia dall’ottima recitazione dell’esordiente Filippo Scicchitano che da una colonna sonora ed una canzone tematica azzeccate e trainanti.



doppioschermo

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