Nel 2007, la fame di commedie del mercato italiano aveva portato all’uscita di Lezioni di cioccolato, un filmetto godibile senza troppe pretese che prendeva il pubblico per la gola più che per la brillantezza della sua trama. Già lì, la presenza dell’importante sponsor dolciario si intravedeva ma, con una preghierina al dio del product placement, si perdonava tutto e si accartocciava l’esperienza come la carta di un cioccolatino. Tuttavia, il successo di pubblico del film ha fatto ben pensare alla produzione di partorire un improbabile secondo capitolo, con attori del calibro di Vincenzo Salemme ed Angela Finocchiaro e la regia dell'esordiente Alessio Maria Federici. E come spesso accade con i sequel, si è optato per un film sulle “origini”. In particolare, se Lezioni di cioccolato 2 potesse meritare un sottotitolo, sarebbe senz’altro Le origini segrete del Bacio bianco. Perché si può dire che, in questa pellicola, tutta la vicenda ruoti attorno a come il protagonista, per conquistare la bella figlia egiziana del pasticcere suo amico, cerchi disperatamente di inventare una variante al cioccolato bianco del famoso Bacio Perugina. Ovviamente si evita di nominare l’azienda umbra, sebbene il suo logo (e perfino una immensa citazione del suo cielo stellato allestito sulle pareti di una finta presentazione) siano più che visibili durante la visione.
Qualcuno aveva addirittura parlato di un’evoluzione del product placement, un processo così invasivo sulla trama da essere ribattezzato – a ragione - plot placement. Ma sarebbe il male minore, se il film fosse almeno parzialmente divertente o originale. Invece, Lezioni di Cioccolato 2 snocciola una sequela insopportabile di luoghi comuni sul rapporto di coppia, una carrellata di puerili stereotipi da cartone animato su famiglie immigrate ultrareazionarie ma benevole, un carosello di personaggi così macchiettistici da risultare fastidiosi (in primis il belloccio faccia da schiaffi Luca Argentero, qui forse anche attorialmente meno in forma che altrove). Tutto ciò senza considerare la prevedibilità quasi offensiva della trama, che non cerca nemmeno per un secondo di spiazzare o sorprendere un pubblico evidentemente immaginato pedestre e men che televisivo.
Se si è tornato a parlare di commedia italiana, negli ultimi tempi, adducendo esempi dignitosi e divertenti (come il recente Senza arte né parte, che pure era sceneggiato dalla stessa penna di Lezioni di Cioccolato 2, Fabio Bonifaci), sarà il caso allora di non ricordare questo film, se non come esempio di bassa ambizione registica e scarso rispetto verso il gusto di un pubblico che, al contrario di ciò che si spera, è sempre più esigente con il proprio cinema. Ormai la sua non è solo fame, ma voglia di qualcosa di buono.




