Tarsem Dhandwar Singh aveva fatto il suo ingresso nel mondo del cinema con l’horror psicologico The Cell del 2000 deludendo buona parte della critica, che aveva maturato verso il regista indiano grandi aspettative visti gli ottimi risultati da questi ottenuti nel mondo di spot e videoclip. E a quasi sei anni dal suo secondo e semisconosciuto lavoro, The Fall, l’autore torna in pompa magna sul grande schermo con uno strombazzato richiamo pubblicitario a 300 (stessi produttori), proponendo uno spettacolare film epico. In realtà, questo Immortals 3D, incentrato sullo scontro fra l’umile ma valoroso contadino Teseo e il perfido re Iperione – che porterà addirittura ad un sanguinario combattimento finale tra gli dei e i titani –, del tanto richiamato 300 non ha poi molto. Giusto i corpi statuari dei suoi attori, il gusto dettagliato per armi e manufatti e la raffinata ricostruzione degli abiti ed ornamenti d’epoca. A quest’ultimo proposito, rappresentative sono le 4 ragazze oracolo, che in borghese appaiono come modernissime ed esotiche modelle mozzafiato mentre in vesti ufficiali sono agghindate come curiose e sofisticate donne-lampadario.
Di interessante c’è una rappresentazione degli spazi e degli scenari molto particolare, che ben riesce a rendere l’ambientazione mitologica di riferimento (sebbene talvolta faccia apparire il campo di battaglia come un maestoso e cruento presepe vivente). Per il resto, il talento visionario di Singh non sembra mettere a frutto troppe idee. Colpa senza dubbio della portata di questa maestosa produzione, che avrà portato ad imbrigliare le potenzialità immaginifiche del regista in una pellicola lineare e senza troppe stratificazioni. D’altra parte, dato il tipo di film, forse non era lecito aspettarsi molto di più.
Nessuna nota particolare sugli attori - abbastanza nella media - tranne che per il solito e bravo Mickey Rourke, ormai specializzato in sadici supercattivi capelloni pompati e sfregiati. Bisogna poi ammettere che l’uso del 3D è abbastanza buono e riesce a rendere la profondità anche nelle scene più statiche (lo si capisce fin dalla comparsa del cubo in primo piano nella scena iniziale). Peccato che molte scene si svolgano di notte o al buio, rendendo come al solito la visione ancor più scura di quello che dovrebbe e affaticando parecchio la fruizione.




