Un giorno questo dolore ti sarà utile - Recensione

E’ un giovane Holden dei giorni nostri il 17enne James Sveck (Toby Regbo), protagonista di Un giorno questo dolore ti sarà utile, la pellicola presentata fuori concorso al Festival internazionale del Film di Roma, tratta dall’omonimo romanzo di Peter Cameron, e che segna il debutto nel cinema a stelle e strisce di Roberto Faenza

E’ un giovane Holden dei giorni nostri il 17enne James Sveck (Toby Regbo), protagonista di Un giorno questo dolore ti sarà utile, la pellicola presentata fuori concorso al Festival internazionale del Film di Roma, tratta dall’omonimo romanzo di Peter Cameron, e che segna il debutto nel cinema a stelle e strisce di Roberto Faenza. James si sente diverso dai coetanei, con i quali sente di non avere nulla in comune, e non ha alcuna intenzione di andare al college per “diventare un broker a Wall Street”, ma preferirebbe fare l’artigiano e vivere in un cottage di periferia. A complicare le cose c’è la sua stramba famiglia, con la sorella 23enne che sta lavorando alla propria autobiografia ed è fidanzata con un cinquantenne polacco sposato, il padre Peter Gallagher terrorizzato dalla sua confusa identità sessuale che corre dietro alle trentenni a colpi di ritocchini e la madre Marcia Gay Harden che molla il suo terzo marito (uno straordinario Stephen Lang) a 48 ore dalle nozze perché è un giocatore d’azzardo compulsivo. Ad aiutare James a risolvere i suoi conflitti interiori ci pensano la nonna Nanette (Ellen Burstyn) – “autrice” della frase che dà il titolo al film – e la “life coach” Lucy Liu.

Inizialmente monotona, la pellicola lentamente prende forma,  seguendo il processo di crescita interiore del protagonista, il giovane Toby Regbo, che letteralmente buca lo schermo, dando vita al racconto di un credibile male di vivere interiore. Nonostante una galleria di personaggi eccentrici e spesso sopra le righe, Faenza alterna sapientemente i toni della commedia e del dramma, impedendo che il film scivoli nella farsa: per il suo esordio nel cinema statunitense, il regista toscano ci regala una pellicola che si scosta totalmente dai titoli ‘nostrani’ soprattutto grazie a un cast stellare ma anche con l’apporto delle maestranze italiane, dalle musiche di Andrea Guerra e le canzoni di Elisa alla coproduzione della costumista premio Oscar Milena Canonero, fino al calibrato script, opera dello stesso Faenza e di Dahlia Heyman.

Ultima modifica ilVenerdì, 24 Febbraio 2012 16:01
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