Giovedì, 03 Novembre 2011 16:32

Turn Me On, Goddammit! - Recensione

Scritto da 

L’erotismo di un'adolescente norvegese in una deliziosa commedia di Jannicke Systad Jacobsen

Che deliziosa commedia a tinte pastello, questa della regista norvegese Jannicke Systad Jacobsen, non a caso  già premiata al Tribeca per la miglior sceneggiatura. Dà gusto già dalle prime battute, con la voice over che non perde tempo a far valere il suo punto di vista sui paeselli nordici belli solo per chi ci va in vacanza. Per chi invece è costretto a nascerci e viverci, come Alma, ci sono solo prati, prati con trattori, “stupide pecore” e bambini che saltano con demoniaca ostinazione sui tappetini elastici.

Alma, biondina secca e acerba, tutta dentoni e occhioni azzurri, è adolescente, quindi in calore: passa le giornate a masturbarsi con una hot line e sognare a occhi aperti incontri erotici con Artur, e nel resto del tempo libero trova il modo di prelevare birre dal supermercato per le feste con le sue due amiche (una dark che fa tanto Christina Ricci e la sua florida Barbie-sorella, che canta nel coro e afferma la sua supremazia sessuale spalmandosi chili di lucidalabbra) e manda a fanculo il cartello stradale del suo paesino mentre ci passa davanti con l’autobus per andare a scuola.
Le sue fantasticherie erotiche (rese con tagli fluidissimi che ci trasportano dritti nel mondo adolescente che noi tutti conosciamo, creando effetti d’irresistibile comicità), potrebbero e dovrebbero restare solo sue, com’è normale. Senonchè una sera, a una festa, Artur le si avvicina mentre è uscita a prendere una boccata d’aria e le struscia il membro contro la gamba, in un maldestro tentativo di seduzione. Anziché abbandonarsi finalmente al sogno erotico che si fa realtà, come d’altronde vorrebbe, l’ingenua Alma lo racconta subito all’amica maligna, che non le crede e diffonde la storiella. Da quel momento in poi Alma diventa Pick-Alma e la sua popolarità scolastica subisce un drastico tracollo. Finché la nostra eroina non deciderà di fregarsene dello stigma e andare fino a Oslo (via di fuga dalla claustrofobia del paesotto) per riprendersi la sua dignità.

La storia, che sembra uscita direttamente da un diario di scuola, raccontata con tocco lieve e diretto, si appoggia all’affresco umano vivace e fresco dei personaggi di contorno: dalla madre di Alma, obbligata a puntellarla di convenzioni ma che in fondo si rispecchia nelle sue pulsioni, alla vicina di casa pettegola sempre affacciata alla finestra a girare un cucchiaino in una tazza, e che al momento buono tirerà fuori un provvidenziale taccuino (strappando al pubblico in sala un applauso scrosciante). La morbidezza dei Kings of Convenience fa il resto.

doppioschermo

Questo sito web non rappresenta una testata giornalistica perchè viene aggiornato senza alcuna periodicità fissa. Non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Tutti le immagini usate in questo sito sono copyright dei rispettivi proprietari e concesse gratuitamente.