Mercoledì, 02 Novembre 2011 00:00

The Eye of the Storm - Recensione

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Schepisi porta sul grande schermo il romanzo di Patrick White con una Charlotte Rampling magistralmente calata nei panni di una donna capace di amare solo se stessa

Accorsi dall’Europa al capezzale della madre Elizabeth (Charlotte Rampling) in Australia, Basil (Geoffrey Rush) e Dorothy (Judy Davis) ritrovano una donna che, nonostante la sua condizione precaria, continua a infliggere loro il peso morale della sua presenza: prendendosi gioco del loro affetto per lei e deridendo quello che sono, Elizabeth dimostra ancora una volta di essere una donna egoista e crudele che non sa far altro se non vivere di sé e per sé e che ora, nel letto di morte, vive di luce riflessa e ricordi. Immersa in un presente in cui il passato riaffiora attraverso dei lunghi flashback, Elizabeth rivive ossessivamente i momenti di un uragano che nonostante la potenza, non è riuscito ad abbatterla.

Tratto dal romanzo omonimo di Patrick White, Nobel per la letteratura, Fred Schepisi ha saputo adattare per il grande schermo The Eye of the Storm, affresco epico e psicologico della miseria e della fatuità umana: il tempo scorre tiranno eppure non si finisce mai di provocare dolore alle persone che ci sono accanto. Elizabeth fino alla morte rimane la persona insensibile e piena di sé che è sempre stata, si ostina a non donare un minimo calore materno a Basil e Dorothy che da parte loro rimangono intrappolati nelle proprie fragilità e insicurezze.

Charlotte Rampling è una perfetta Elizabeth, il personaggio sia nel suo antico splendore che nella morte, sembra esserle stato cucito addosso, Geoffrey Rush si porta dietro tutta l’insicurezza dell’adolescente Basil e del suo essere cresciuto senza amore materno, condizione che lo accomuna con la sorella Judy Davis, una Dorothy che ha sempre sentito come ingombrante e soffocante la presenza di una madre poco materna e troppo donna.

Tutto orchestrato dalla sapiente regia di Schepisi, che si diverte a giocare con gli opposti: alterna il presente e il passato dei personaggi, mostra nelle sue inquadrature l’armonia della natura e subito dopo la sua devastazione, e l’uragano è il mezzo per allontanare da Elizabeth tutto e tutti fino alla sua morte.

doppioschermo

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