Martedì, 01 Novembre 2011 00:14

Il mio migliore incubo - Recensione

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Risate assicurate con la commedia di Anne Fontaine che analizza il conflitto di classe in chiave sentimentale (e non solo), con un'inedita Isabelle Huppert che, da algida e controllata, si scatena nella sua prima lap dance sul grande schermo.

Più diversi di così non potrebbero essere: la rossa e spigolosa Agathe (Isabelle Huppert) dirige una galleria d’arte e terrorizza chiunque le si avvicini con il suo sguardo glaciale, compreso il compagno François (Andrè Dussolier) che ormai è ridotto a uno zerbino. Patrick (Benoit Poelvvorde) vive in un furgone, per vivere si arrangia con qualche lavoretto nell’edilizia e si lancia in improbabili incontri sessuali con donne prosperose.

 

Come in Carnage di Polanski, il pretesto per far scontrare questi due mondi così diversi è dato dai bambini dei due che, inaspettatamente e contro ogni logica, diventano amici e costringono i loro genitori a frequentarsi. I due saranno costretti a conoscersi, scoprendo lati apparentemente impensabili e incredibilmente comuni.

 

La regista Anne Fontaine è brava a fare un passo indietro e a concedere spazio all’incredibilmente ben assortita coppia di attori: finalmente trasformista, la Huppert si cala nella sua prima commedia “pura” senza risparmiarsi neanche un’ingessata lap dance improvvisata, assoluto mattatore il belga Benoit Poelvvorde, la cui interpretazione sopra le righe è favorita da dialoghi scoppiettanti e da vulcano fatto di volgarità e luoghi comuni che a dire il vero strappa più di una risata. L’uomo medio che va all’Ikea per mangiare le polpette, che froda il fisco e che cerca sempre di approfittare della generosità degli altri sembra non avere nulla a che fare con l’algida Agathe, ma il legame che inaspettatamente si viene a creare tra i due ci regala una godibilissima commedia transalpina, che si conferma mai ripetitiva pur affrontando il comunissimo tema del conflitto di classe in chiave sentimentale.

doppioschermo

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