Più diversi di così non potrebbero essere: la rossa e spigolosa Agathe (Isabelle Huppert) dirige una galleria d’arte e terrorizza chiunque le si avvicini con il suo sguardo glaciale, compreso il compagno François (Andrè Dussolier) che ormai è ridotto a uno zerbino. Patrick (Benoit Poelvvorde) vive in un furgone, per vivere si arrangia con qualche lavoretto nell’edilizia e si lancia in improbabili incontri sessuali con donne prosperose.
Come in Carnage di Polanski, il pretesto per far scontrare questi due mondi così diversi è dato dai bambini dei due che, inaspettatamente e contro ogni logica, diventano amici e costringono i loro genitori a frequentarsi. I due saranno costretti a conoscersi, scoprendo lati apparentemente impensabili e incredibilmente comuni.
La regista Anne Fontaine è brava a fare un passo indietro e a concedere spazio all’incredibilmente ben assortita coppia di attori: finalmente trasformista, la Huppert si cala nella sua prima commedia “pura” senza risparmiarsi neanche un’ingessata lap dance improvvisata, assoluto mattatore il belga




