Sabato, 29 Ottobre 2011 23:51

Like Crazy - Recensione

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Reduce dal trionfo all’ultimo Sundance Film Festival arriva in Italia Like Crazy del giovanissimo Drake Doremus

Da un po' di anni a questa parte, nel panorama del cinema indipendente statunitense, sembra quasi che alcuni autori stiano effettuando un’operazione di vivisezione sull’Amore, il tema scontato per antonomasia. Registi come Marc Webb con (500) giorni insieme e Derek Cianfrance con Blue Valentine (un consiglio, recuperatelo), ad esempio, con la loro opera hanno puntato a raccontare qualcosa di già sentito in modo originale, personale e sincero. I loro film, infatti, pur essendo apparentemente diversi (uno è una commedia agrodolce, l’altro è un dramma sentimentale senza speranze) hanno il merito di mostrare con un realismo quasi documentaristico quei sentimenti che chiunque abbia amato deve per forza aver vissuto almeno una volta.

Il giovanissimo Drake Doremus e il suo Like Crazy, scegliendo di occuparsi della sottocategoria Amore Giovanile, aggiunge un tassello in più a questa analisi tematica. La pellicola, reduce dal trionfo all’ultimo Sundance Film Festival, parla di due ragazzi, alle prese con una relazione particolare. Lui, Jacob, vive a Los Angeles dove disegna mobili mentre lei, Anna, è un’aspirante giornalista inglese, venuta per studio in America. Dopo essersi incontrati e essersi innamorati perdutamente l’uno dell’altra, i due devono separarsi forzatamente (a lei non rinnovano il visto) e cominciare a vivere un amore a distanza, con tutte le difficoltà del caso.

La storia sembra già sentita (e in parte è vero visto che la commedia Un amore a mille miglia si basa su uno spunto simile) ma il regista non è interessato a sorprenderci per l’originalità della trama ma ad analizzare quanto una situazione così difficile possa condizionare due ventenni, troppo legati l’uno all’altra e troppo giovani per ragionare con saggezza sulle proprie vite. E’ proprio questo il nodo centrale di Like Crazy e la sua caratteristica più interessante. I due protagonisti sono due ragazzi, ancora molto lontani dall’essere considerati adulti, e come tali si comportano. Gli slanci d’amore, i gesti d’affetto, le scelte esagerate dettate dall’entusiasmo del momento e, allo stesso tempo, le malignità gratuite, le liti pretestuose, l’egoismo che cannibalizza i sentimenti di compagni occasionali considerati marginali rispetto il grande, presunto, amore che li lega, possono mostrare i due protagonisti come persone sgradevoli ma sono tutti elementi imputabili semplicemente alla loro giovanissima età e sono, anche, la descrizione più verosimile di comportamenti umani che si sia visto in una pellicola negli ultimi tempi (chi può dire di non essersi mai comportato cosi in una relazione?).

È vero che qualche trovata narrativa risulta meccanica (il primo appuntamento, la prima notte di nozze) ma la sincerità che traspare dal complesso della storia, rafforzata da un finale perfetto nella sua semplicità, fa passare sopra anche a queste piccole pecche. In più il regista nobilita il tutto grazie ad una colonna sonora efficace e ad alcune trovate visive (“l’estate passata a letto”, la scena della discoteca) che non possono non conquistare. In tutto questo discorso non va dimenticata la coppia di protagonisti. Anton Yelchin e la bellissima Felicity Jones regalano due interpretazioni magnifiche, mostrando un affiatamento davvero credibile. Se riescono a mantenere questo livello di capacità attoriali il futuro regalerà ad entrambi tante soddisfazioni. Prima di finire non resta che sperare (e per chi crede, pregare) che anche in Italia, prima o poi, si riuscirà a produrre un lavoro di questo livello. Basterebbe solo un po’ di coraggio e buona volontà.

doppioschermo

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