Non è un piccolo mondo antico quello di Monica, che per vivere tiene corsi di formazione utili in tempi di crisi agli impiegati prossimi al licenziamento nelle grandi città come Milano. E parla di vuoto agli altri mentre prova a riempire la sua vita, tradita dal marito, non compresa dalla sorellastra, intenerita da Roberto, usata da Lorenzo e invocata ogni giorno da suo padre. E’ circondata da ombre più che da persone e ha finito per fare ombra perfino a se stessa. Ma a volte i piccoli drammi familiari aiutano a riaccendere in noi quella luce che credevamo assopita, a riprendere il timone delle nostre vite. Spesso altrove.
E’ un ritratto intimista e intenso quello che Marina Spada realizza con Il mio domani e affida a un’inedita Claudia Gerini. Non è la prima volta che troviamo l’attrice in un ruolo femminile votato alla sofferenza, ma sul suo volto e sulle sue incisive espressioni si muove e insiste la macchina da presa, che la regista manovra con tecnicismo raffinato che, volendo essere alla moda, sembrerebbe parte di un’operazione stilistica vintage. La città e i suoi personaggi, che sembrano usciti da una poesia crepuscolare, sono inamovibili come talvolta l’inquadratura, bloccata nei sicuri piani sequenza e nel solco delle sospensioni dialogiche. Tutto sembra fermo, eccetto quello che dovrebbe: un marito che magari condivida e non tradisca, una sorellastra che non muova accuse per inoltrare le proprie sconfitte, un amante che scivoli anche fuori dalle lenzuola, un padre che non esiga troppo in nome di una ferita profonda e perfino gli uditori delle lezioni che non scarichino il peso delle scelte altrui. I sensi di colpa cristiani perché un padre tradito non ha saputo perdonare e l’istinto materno di chi non è riuscito a costruire una propria famiglia: sulle spalle di Monica pesano macigni che nelle distese agresti della provincia e nei cementati grattacieli urbani hanno le stesse dimensioni. Solo quando uno di quei sassi inizia a rotolare e a trascinarsi via tutto quello che ha trovato sul suo percorso in discesa però una seconda chance si profila da un angolo che aspettava di essere visto.
C’è ricerca nelle immagini che Spada ci consegna attraverso lo sguardo di una Gerini mai tanto fisica, un’indagine forse a volte ossessiva che prova a trovare coincidenze in ogni evento e a trarne il collante per l’imponente dietrofania della protagonista. Qualcuno cita Antonioni e i suoi buchi cittadini dell’anima, ma Il mio domani è quanto mai attuale, figlio di una crisi che si riflette nei sentimenti, come larga parte dei drammi italiani degli ultimi tempi. I tempi si dilatano inesorabilmente, come le tragedie familiari di Monica e si sottendono nell’attesa che si chiuda il cerchio della sua vecchia vita, alla quale da tempo lei dà inconsciamente le spalle, come ci mostra la lunga e simbolica sequenza d’apertura.




