Lunedì, 13 Febbraio 2012 01:00

Tre uomini e una pecora - Recensione

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Pellicola consigliabile per chi ha intenzione di gustarsi Tre uomini e una pecora (titolo italiano dell'originale A Few Best Men), dimenticarsi di Zach Galifianikis, del bel Bradley Cooper e dei cammei di Mike Tyson. Questo film è qualcosa di diverso, per molti versi anche migliore.

E’ senza dubbio assai difficile approcciarsi a realizzare, o solo vedere, una pellicola che racconta le disavventure di uno sposo sfortunato e dei suoi testimoni cialtroni senza pensare a Todd Philips e alle sue due notti da leone.Il regista di matrimoni Stephen Elliot (Il cult Priscilla regina del deserto, Matrimonio all’inglese già presentato in un edizione precedente del festival) accetta comunque la sfida e riesce ad ottenere un risultato tutt’altro che disprezzabile. Va sottolineato che nonostante le obbligate rassomiglianze,il nostro A Few Best Men è decisamente diverso dai suoi cugini americani. Seguendo la differenza notevole che c’è tra la comicità mainstream statunitense e quella british (una esageratamente volgare, l’altra tutta dialogata e, alle volte, troppo intelligente) il film punta a raccontare un altro matrimonio disastroso con altri punti di vista e con più attenzione ai personaggi e alle loro relazioni. Nello script di Dean Craig (una nuova conferma dopo il nerissimo e spassoso Funeral Party) infatti, pur non mancando vagonate di gag fisiche e riferimenti alle droghe e al sesso (la tigre di The Hangover è sostituita da un ariete al quale succedono di tutti i colori, ai limiti della violenza sessuale), si cerca comunque di mettere in primo piano i rapporti che intercorrono fra tutti i personaggi. Si arriva cosi a parlare in modo sincero e pertinente di famiglia e amicizia, usando parole forse non originale ma comunque apprezzabili per una pellicola di questo genere. Ogni ruolo,dal protagonista al comprimario, inoltre, ha un carattere ben delineato che lo rende oltre che credibile anche interessante. Il merito di ciò va anche al cast formato da attori quasi sconosciuti nel nostro paese ma che sono perfetti nei panni che devono vestire. Xavier Samuel è infatti lo sposo disperato ideale, mentre l’infantile Kris Marshall ( qualcuno potrebbe ricordarlo per i ruoli in Love Actually e nel Mercante di Venezia) e l’idiota Kevin Bishop sono talmente divertenti da far quasi sperare che siano cosi anche nella vita reale. Anche Olivia Newton-John, nonostante sia triste vedere come sia invecchiata male, è la scelta migliore per la parte della donna ricca e repressa.

Alcune parole di lode vanno spese anche per il regista Stephan Elliot che, oltre a regalare un ritmo deciso al film, non rimanendo intrappolato tra le tante gag e l’esuberanza dei suoi attori, da buon australiano non perde l’occasione di prendere in giro la sua patria usando una serie infinita di stereotipi e malignità razziste per raffigurare i suoi compatrioti ( si faccia riferimento in particolare all’incredibile discorso del testimone, il punto più divertente dell’intera pellicola).

In definitiva, è consigliabile per chi ha intenzione di gustarsi Tre uomini e una pecora dimenticarsi di Zach Galifianikis, del bel Bradley Cooper e dei cammei di Mike Tyson. Questo film è qualcosa di diverso, per molti versi anche migliore.

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