Venerdì, 14 Ottobre 2011 10:56

I 3 Moschettieri - Recensione

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I 3 moschettieri può essere considerato un buon prodotto d’intrattenimento, magari utile per iniziare qualche giovane spettatore ai classici della letteratura d’avventura come le opere di Dumas

Molti quando hanno sentito che il regista Paul W.S. Anderson (papà della saga di Resident Evil) aveva deciso di realizzare l’ennesima trasposizione cinematografica, per di più in 3D, del romanzo I tre moschettieri di Alexandre Dumas, hanno storto il naso. Quante versioni scadenti sono state già tratte da questo libro? Ne serve un’altra? E cosa può portare di più un regista abituato ad opere spesso esagerate e fracassone?

Ebbene chi si è fatto queste domande retoriche sappia che si è sbagliato di grosso. Anderson, infatti, incredibilmente tira fuori un lavoro piacevole che ben bilancia la spettacolarizzazione rivolta al grande pubblico con un’insperata fedeltà al romanzo, non tradendone lo spirito originale. Il romanzo di Dumas infatti non veniva considerato il mattone soporifero che può sembrare oggi, anzi, quando usciva a puntate sui giornali, aveva un successo grandioso, tenendo in trepidazione migliaia di fan come fanno, oggi, le migliori serie tv. Il regista inglese, come fece anche Richard Lester (modello dichiarato di Anderson) nella sua trasposizione, punta quindi a ricreare quell’atmosfera d’avventura e spavalderia di cui era piena l’opera letteraria usando però i mezzi che solo una grande produzione hollywoodiana può permettere.

Rallenty, slow-motion, atmosfera steampunk sfrenata e il 3D vengono usati a piene mani ed incredibilmente (soprattutto per quanto riguarda la tridimensionalità) non danno alcun fastidio, riuscendo addirittura ad essere funzionali alla pellicola. Il combattimento con i galeoni volanti e i tantissimi duelli con le spade sono divertenti e, pur occupando gran parte della pellicola, non stancano affatto. Oltre i meriti del regista vanno ricordati anche il cast e la sceneggiatura. Per quanto riguarda gli attori, anche se l’obiettivo principale del film non è, palesemente, quello di puntare agli oscar per le interpretazioni, si è stato fatta una scelta di interpreti davvero interessante. D’Artagnan per una volta, come nelle intenzioni di Dumas, è davvero un ragazzo (Logan Lerman è del ‘92) ed è interpretato da un giovane attore che ci mette il giusto tocco di impudenza e arroganza. Stesso discorso per il trio di moschettieri interpretato da Matthew  MacFayden, Ray Stevenson e Luke Evans che sono perfetti nei loro ruoli. Buoni anche i due cattivi Mads Mikkelsen (Rochefort) e Christoph Waltz (un fantastico e sottoutilizzato cardinale Richelieu). Uniche note stonate purtroppo sono la bellissima Milla Jovovich e Orlando Bloom (forse per colpa di due personaggi non scritti benissimo).

La sceneggiatura, scritta da Alex Litvak e Andrew Davies, a parte qualche tradimento funzionale alla resa cinematografica (il già citato combattimento aereo, una storia d’amore tra il re e la regina un po’ fuori luogo, l’esagerato prologo a Venezia) come abbiamo detto è abbastanza fedele alla trama originale e riesce ad essere coerente e piacevole per tutta la durata del film (cosa rara nei film d’azione moderni).

I 3 moschettieri, in definitiva, può essere considerato un buon prodotto d’intrattenimento, magari utile (sarebbe un ottimo risultato) per iniziare qualche giovane spettatore ai classici della letteratura d’avventura come le opere di Dumas.

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